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Baturi (Cei), 'non abituiamoci all'orrore della guerra'

'Ai giovani dico meno apparenza, desiderate amore e felicità'
'Ai giovani dico meno apparenza, desiderate amore e felicità'
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Di ANSA
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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(ANSA) - CAGLIARI, 23 DIC - Un Natale di ripartenza e di speranza. Di riflessione per capire che cosa si può fare di fronte a guerre, violenza e povertà che non conoscono giorni di festa. È il messaggio che arriva da monsignor Giuseppe Baturi, segretario generale della Conferenza Episcopale Italiana e arcivescovo di Cagliari. "Un Natale che ci induce a una riflessione - spiega Baturi all'ANSA - perché gli angeli sono annunciatori di pace. Non dobbiamo abituarci all'orrore della guerra, ai bambini uccisi. A una violenza che può pregiudicare il futuro. Natale deve aiutarci a recuperare il senso della benevolenza della solidarietà. E insieme a Papa Francesco rinnoviamo ancora una volta l'invito al cessate il fuoco: se non ci può essere amicizia ci sia almeno collaborazione. È una situazione che ci riguarda, pensiamo a quanto siamo vicini nel Mediterraneo. Non smettiamo di invocare la cessazione della guerra. Trasmettiamo ai nostri giovani un'educazione alla pace. Ci vuole lungimiranza per costruirla, non basta una vittoria che può essere effimera come ci racconta la storia". Un 2023 di violenza non solo sul fronte di guerra. Con i casi di femminicidio che hanno scosso l'Italia. "I giovani - spiega mons. Baturi - sono travolti da una violenza che spesso è anche contro se stessi. Dai pronto soccorso e dagli ospedali arrivano dati che preoccupano sull'aumento dei casi di autolesionismo e di ragazzi che si tolgono la vita. Tra i giovani il suicidio è la seconda causa di morte in Europa. Emerge un forte disagio psicologico. Non c'è felicità senza amore, Dio è amore. Ma i fatti di cronaca ci parlano di avvelenamento dei rapporti, non di vero amore ma del desiderio di possedere l'altro. C'è un'opera educativa immensa da fare". Influencer, social, occhi fissi sugli smartphone. "È una società dell'apparire che vuole appagare i giovani con poco. Ma i giovani non devono essere appagati con immagini e video, devono desiderare cose grandi: giustizia, amore, felicità, verità. Quello che succede tra i giovani è anche una spia di quello che succede nel mondo degli adulti. Questo mondo dei social e delle immagini cerca di spegnere i desideri dando l'illusione di appagarli". (ANSA).

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