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Uccisero padre violento, la Cassazione annulla la condanna

Riconosciuta seminfermità, deve scontare 15 anni e 3 mesi
Riconosciuta seminfermità, deve scontare 15 anni e 3 mesi
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Di ANSA
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
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(ANSA) - GENOVA, 31 OTT - La Corte di Cassazione ha annullato con rinvio la condanna a 21 anni di reclusione per il parricida Alessio Scalamandré. L'omicidio era avvenuto nell'agosto 2020 nel quartiere San Biagio, nella periferia di Genova. La vittima, Pasquale Scalamandré, era indagata per maltrattamenti nei confronti della madre dei ragazzi e quel giorno era andato a casa per chiedere al maggiore di ritirare le accuse nei suoi confronti per il processo che si sarebbe svolto da lì a breve. L'uomo era stato aggredito dai figli e colpito molte volte con un mattarello e altri oggetti. La sentenza della Cassazione ha disposto un nuovo processo davanti alla Corte d'assise d'appello dove sia rivalutato il peso delle attenuanti generiche a 24 ore dalla sentenza della Consulta che ha dichiarato incostituzionale la legge prevista dal Codice Rosso che prevedeva il divieto automatico di diminuire la pena valutando le attenuanti per gli omicidi commessi in famiglia. Gli ermellini hanno anche chiesto di rivalutare l'attenuante della provocazione da parte della vittima, attenuante sempre negata all'imputato ma che gli avvocati di Scalamandré, Luca Rinaldi e Andrea Guido, hanno sostenuto in tutti i gradi del processo. Per il giovane, che oggi ha 25 anni, il nuovo processo d'appello potrebbe significare un importante sconto di pena. La Cassazione ha anche annullato l'assoluzione in appello per il fratello minore di Alessio, Simone Scalamandré, che era stato in primo grado condannato a 14 anni di reclusione grazie all'attenuante del 'minimo contributo' nel delitto. L'assoluzione in appello era stata impugnata dalla procura generale di Genova per carenza di motivazione. Il nuovo processo si terrà a Milano visto che a Genova esiste una sola Corte d'assise d'appello e la legge vieta che gli stessi magistrati possano giudicare due volte lo stesso imputato. (ANSA).

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