EventsEventiPodcasts
Loader
Seguiteci
PUBBLICITÀ

Vescovi Triveneto, il compito è curare, non anticipare la morte

Intervento nel dibattito sul suicidio assistito
Intervento nel dibattito sul suicidio assistito
Diritti d'autore 
Di ANSA
Pubblicato il Ultimo aggiornamento
Condividi questo articoloCommenti
Condividi questo articoloClose Button
euronews pubblica le notizie d'ansa ma non interviene sui contenuti degli articoli messi in rete. Gli articoli sono disponibili su euronews.com per un periodo limitato.

(ANSA) - TRIESTE, 24 OTT - "Il suicidio assistito, come ogni forma di eutanasia, si rivela una scorciatoia: il malato è indotto a percepirsi come un peso a causa della sua malattia e la collettività finisce per giustificare il disinvestimento e il disimpegno nell'accompagnare il malato terminale. Primo compito della comunità civile e del sistema sanitario è assistere e curare, non anticipare la morte. La deriva a cui ci si espone è dimenticarsi che lo sforzo terapeutico non può avere come unico obiettivo il superamento della malattia quanto piuttosto il prendersi cura della persona malata": lo scrivono i vescovi e la Commissione regionale per la pastorale della salute della Conferenza episcopale Triveneto nella nota "Suicidio assistito o malati assistiti?". Di fronte a un argomento "spesso sbandierato come un'acquisizione di diritto e ideologicamente salutato come una conquista di libertà" le Chiese del Nordest intendono "contribuire a una riflessione che permetta a tutti e reciprocamente di approssimarsi a una verità pienamente al servizio della persona". La nota fa poi riferimento al quadro giuridico e legislativo e rileva: "Si rimane molto perplessi di fronte al tentativo in atto da parte di alcuni Consigli regionali di sostituirsi al legislatore nazionale con il rischio di creare una babele normativa e favorire una sorta di esodo verso le Regioni più libertarie. Destano anche preoccupazione i pronunciamenti di singoli magistrati che tentano di riempire spazi lasciati vuoti dal legislatore". Secondo la nota, spetta piuttosto alle Regioni "favorire luoghi di confronto e deliberazione etica" e "promuovere politiche sanitarie che favoriscano la diffusione della conoscenza e l'uso delle cure palliative, la formazione adeguata del personale, la presenza e l'azione di hospice dove la persona malata in fase terminale trovi un accompagnamento pieno, cosicché sia alleviato il dolore e lenita la sofferenza". (ANSA).

Condividi questo articoloCommenti

Notizie correlate

Olimpiadi: tuffo nella Senna per la ministra dello Sport Oudéa-Castéra

János Bóka: "L'Europa deve avere rapporti diplomatici con la Russia"

Spagna: sette feriti nella festa a Pamplona, nessuno dalle corna dei tori