L'appello dopo 10 anni, boss denuncia l'Italia alla Cedu

'Violato il diritto a un processo equo',ha precedenti per strage
'Violato il diritto a un processo equo',ha precedenti per strage
Di ANSA

(ANSA) – BARI, 22 APR – Il boss molfettese Felice De Simine,
53enne con precedenti per strage, omicidio (in concorso con
altri) e tentato omicidio, ha deciso di denunciare lo Stato
italiano alla Corte europea dei diritti dell’uomo. La vicenda
riguarda la condanna a 7 anni e 9 mesi di reclusione per tentato
omicidio passata in giudicato a dicembre 2022, a 15 anni dai
fatti commessi nel 2007. I suoi legali, gli avvocati Massimo
Chiusolo e Claudia Terlizzi, hanno presentato ricorso per
violazione dell’articolo 6 della Convenzione europea dei diritti
dell’uomo, cioè la disposizione sul diritto a un processo equo. “Il processo celebrato a carico del ricorrente – si legge nel
ricorso – ha violato il diritto del De Simine di essere
giudicato in tempi ragionevoli, con il rispetto delle garanzie
difensive e del contraddittorio”. In particolare, la difesa ha
lamentato come l’udienza d’appello sia stata fissata non solo a
quasi 10 anni dalla prima condanna, ma anche “in assenza della
disponibilità del fascicolo”: tutto il materiale del primo
grado, infatti, era sparito. Il fascicolo fu ricostruito
parzialmente solo due giorni prima dell’udienza, poi conclusasi
con una nuova condanna. “I pochi atti ricostruiti – continua il
ricorso – non erano presenti che due giorni pima, essendo giunti
il 2 dicembre a fronte di una udienza celebratasi il 4 dicembre”
2020. Atti che, rilevano gli avvocati, “non erano certi quanto a
contenuto con riguardo ai motivi d’appello, mentre risultavano
mancanti totalmente” dell’interrogatorio difensivo
dell’incolpato, strumento con cui De Simine aveva cercato di
spiegare i motivi dell’aggressione. Le decisioni della Corte d’Appello di Bari e della
Cassazione, quindi, avrebbero “determinato una gravissima ed
irreparabile lesione del diritto di difesa del De Simine sotto
diversi profili”. “Non solo il processo non si è svolto in
termini di ragionevole durata – si legge ancora – ma altresì
l’imputato non ha potuto disporre del tempo e delle
facilitazioni necessarie a preparare la sua difesa”. (ANSA).

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