Sprangate a migrante: i tre imputati condannati a 2 anni

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Di ANSA
Il pm aveva chiesto 2 anni e 8 mesi.
Il pm aveva chiesto 2 anni e 8 mesi.

(ANSA) – IMPERIA, 10 GEN – Il giudice di Imperia Marta
Maria Bossi ha condannato oggi a 2 anni di reclusione ciascuno
Ignazio Amato, 29 anni, originario di Palmi (Reggio Calabria),
Francesco Cipri, 40 anni e Giuseppe Martinello, 45 anni,
entrambi originari della provincia di Agrigento, accusati di
lesioni per aver preso a sprangate Moussa Balde, 23 anni, il
migrante della Guinea, che pochi giorni dopo si impiccò nel Cpr
di via Brunelleschi a Torino. L’aggressione, a detta degli
imputati, residenti a Ventimiglia, fu conseguente a un tentativo
di borseggio da parte di Balde a uno di loro. Nel corso della
requisitoria, il 9 dicembre scorso, il pm Matteo Gobbi aveva
chiesto una pena a 2 anni e 8 mesi di reclusione ciascuno. “Ritengo comunque che sia stata una sentenza equilibrata. E’
stata concessa la sospensione condizionale della pena – afferma
l’avvocato Marco Bosio, che assiste i tre imputati – e sono
state riconosciute le attenuanti generiche in misura equivalente
rispetto alle contestate aggravanti, come richiesto dalla
difesa”. Per il legale “è stato importante anche il risarcimento del
danno da parte degli imputati. Leggeremo comunque le motivazioni
ma in generale possiamo ritenerci soddisfatti della sentenza.
Valuteremo se ci sono gli spazi per ricorrere in Appello e
ottenere una riduzione”. Per l’avvocato di parte civile, Gianluca Vitale, che assiste
la famiglia di Balde “il giudice ha riconosciuto le circostanze
attenuanti generiche equivalenti sulle aggravanti contestate. Il
pm aveva chiesto di escluderle e la difesa aveva chiesto di
ritenerle prevalenti. Devo dire che una condanna a due anni è
significativa e sia correttamente parametrata alla gravità del
fatto”. Aggiunge Vitale: “C‘è stato anche un risarcimento di
tremila euro alle parti civili. Erano stati contestati i 10
giorni di prognosi perchè credo ci sia stata una
sottovalutazione da parte dei medici. Viene però riconosciuta la
gravità dell’aggressione, al di là delle conseguenze che
andranno viste anche in altra sede”. (ANSA).

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