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Maestre paragonano bimbo disabile a gastrite, madre le denuncia

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Di ANSA
Una insegnante le consegna chat e lei si reca in Procura Torino
Una insegnante le consegna chat e lei si reca in Procura Torino

(ANSA) – NAPOLI, 07 MAG – “La gastrite quest’anno ha un nome
e un cognome…”, sulla chat delle maestre è stato addirittura
paragonato a malattia dell’apparato digerente Giovanni (nome di
fantasia, ndr), un bimbo di 8 anni, affetto da gravi patologie,
a cui, purtroppo, si sono aggiunti il deficit dell’attenzione e
l’iperattività combinata con un disturbo oppositivo
provocatorio. Un alunno che aveva bisogno di assistenza e non di
punizioni. Ciò, che gli accadeva in classe, la madre, Katia
(nome di fantasia, ndr), l’ha saputo grazie a una insegnante
coscienziosa la quale le ha trasferito i messaggi che le maestre
si scambiano via WhatsApp. Ed è stato così che la donna, si è
spiegata il cambio di umore di suo figlio, il suo stato
psicologico. “Ma il mio bambino – spiega la donna all’Ansa – ha
bisogno di essere integrato e non emarginato impedendogli di
andare a scuola e anche di consumare i pasti insieme con i suoi
compagni di classe, per punirlo, com‘è accaduto”.
“Nella chat – spiega ancora Katia – le insegnanti si metteva
d’accordo sulla versione dei fatti da riferirci, per farci
credere che Giovanni era un bimbo violento. Non hanno compreso
che, invece, combatte ogni giorno con i suoi fantasmi e le sue
difficoltà causate dalla disabilità”. Katia, dopo essersi messa
in contatto con “La Battaglia di Andrea”, associazione
napoletana che si batte per i diritti delle persone diversamente
abili, ha deciso di denunciare tutto alla Procura della
Repubblica di Torino avvalendosi del penalista partenopeo Sergio
Pisani. Ed è pronta a consegnare i contenuti di quelle chat.
“Probabilmente ci sono numerosi casi simili in Italia – dice
Asia Maraucci, presidente dell’associazione – ma ci teniamo
anche a dire che fortunatamente in percentuale sono la minoranza
e che la scuola funziona molto bene. Ne sono testimoni anche
queste maestre che prendono le distanza dalle colleghe e
denunciano tutto alle mamme”. (ANSA).

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