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Zaki all'Anpi, continuate a essere voce prigionieri per opinioni

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Di ANSA
'Se non si fosse conosciuta mia storia sarei ancora in carcere'
'Se non si fosse conosciuta mia storia sarei ancora in carcere'

(ANSA) – RICCIONE, 24 MAR – “Come ricercatore, conosco
l’importanza di raccogliere dati e raccontare le storie delle
persone per difendere i loro diritti. Se nessuno conoscesse la
mia storia, probabilmente sarei ancora in prigione anche in
questo momento. Non avrei riconquistato nessuna parte della mia
libertà se non fosse stato per ogni persona che ha deciso di
essere la mia voce”. Lo ha detto l’attivista egiziano e studente
dell’Università di Bologna, Patrick Zaki intervenendo in video
collegamento al 17/o Congresso nazionale dell’Anpi in corso a
Riccione, nel Riminese, fino a domenica. “E’ un grande piacere essere con voi oggi ed avere
l’opportunità di pronunciare qualche parola all’apertura del
congresso nazionale Anpi – ha aggiunto -: purtroppo non avevo
avuto modo di approfondire il lavoro dell’Anpi prima di andare
in prigione, ma la quantità di solidarietà e sostegno che ho
ricevuto da voi è stata talmente grande da farmi sentire come se
fossi uno di voi. Ho letto delle vostre attività e delle
iniziative che si svolgono dagli anni 40 e sono rimasto sorpreso
dalla quantità di sforzi che generazioni di brave persone hanno
fatto per rendere questo mondo un posto più sicuro e pacifico”. Quindi, ha proseguito Zaki, “ecco perché voglio anche
cogliere questa opportunità per menzionare le migliaia di
prigionieri per reati di opinione in tutto il mondo che stanno
perdendo la loro vita in prigione perché hanno detto la loro
verità. Per favore, ricordatevi di loro e continuate ad essere
la loro voce, come voi siete stati la mia quando ero nei loro
panni”. Per questo, ha sottolineato ancora lo studente egiziano, “non
posso perdere questa occasione senza menzionare ciò che sta
accedendo in Ucraina al giorno d’oggi e ciò che accade in
Palestina ogni giorno, ma dopo un po’ in ogni guerra diventa
normale sentire parlare del numero di vittime e di ciò che
chiamano ‘danno collaterale’. Sono grato a tutti quelli che sono
qui oggi – ha concluso – per aver dedicato un po’ del loro tempo
a lavorare per ciò in cui credono”. (ANSA).

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