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Ucraina: siciliano in fuga dalla guerra con la famiglia

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Di ANSA
Arrivato a Palermo da Kherson con moglie, figlia e suocera
Arrivato a Palermo da Kherson con moglie, figlia e suocera

(ANSA) – PALERMO, 23 MAR – “Finalmente sono a casa, sto
iniziando a capirlo solo adesso. Siamo salvi. Mi dispiace per
tutti quelli che sono rimasti là. Ci sono tanti italiani in
Ucraina che contattano la Farnesina, ma al momento non c‘è via
di fuga. La situazione a Kherson è peggiorata”. Giovanni Bruno,
portuale di Pozzallo, è arrivato ieri ser con la sua famiglia
all’aeroporto Falcone Borsellino di Palermo. E’ fuggito dalla
guerra attraversando la frontiera per scappare da Kherson, dove
era intrappolato con la moglie, la figlia di 22 mesi e i
suoceri. Era uno dei 33 italiani rimasti bloccati tra Mariupol e
Kherson che l’unità di crisi della Farnesina sta cercando da
giorni di tirare fuori dall’incubo della guerra. Il suocero, 54
anni, non poteva lasciare la città, per la legge marziale in
vigore che non permette agli uomini tra i 18 e i 60 anni di
lasciare il paese perché potrebbero ancora combattere per
l’esercito ucraino. Così coraggiosamente ha accompagnato in
macchina la figlia, il genero e la nipotina ad Odessa. “Abbiamo
superato 15 posti di blocco, 3 russi e 12 ucraini, alla fine
siamo arrivati alla dogana – dice Giovanni Bruno – Il viaggio è
stato difficile, da Kherson alla costa, raggiungendo la zona di
Mycolaiv fino ad Odessa. Qui sono stato aiutato dal giornalista
di Radio Rai Simone Zazzera. Ci ha accompagnati a Palanca, poi
in Moldavia, infine in autobus fino ad Husi, in Romania. Ieri
sera ci siamo imbarcati sul volo da Bucarest per Palermo, per
poter tornare finalmente in Italia”. Bruno era intrappolato dal 24 febbraio in città, chiuso in un
appartamento al settimo piano con la città presidiata dai russi
che sparavano a vista. Non poteva uscire di casa se non per
pochi minuti in cui comprava verdure e uova fresche dai
contadini della zona, aveva una scorta limitata di provviste.
Dopo 25 giorni, ha trovato il coraggio: rincuorato da altri
vicini di casa che avevano tentato la fuga, si è messo in
macchina e ha deciso di scappare. “A ogni posto di blocco
sembrava fosse finita – dice – ci hanno chiesto i documenti,
controllavano le persone in macchina e il bagagliaio. Ogni stop
la paura, il terrore di essere uccisi. Ma è andato tutto bene.
Non mi sembra vero”. (ANSA).

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