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Sudan, strade vuote e tensione alle stelle prima della manifestazione anti-golpe

Gli attivisti sudanesi stanno pianificando manifestazioni di massa sabato per protestare contro il golpe militare che ha fatto deragliare la transizione del paese verso un governo democratico, innescando scontri mortali.

La presa di potere ha attirato lo sdegno internazionale sulla Giunta militare sudanese, con ONU e Stati Uniti che esortano i leader del Sudan a mostrare moderazione.

Il generale Abdel Fattah al-Burhan - leader de facto del Sudan dopo la deposizione dell'autocrate Omar al-Bashir, avvenutadopo enormi proteste guidate dai giovani - ha guidato il golpe dello scorso lunedì.

Ha sciolto il governo a guida civile del paese, ha ordinato la detenzione di un certo numero di alti funzionari civili e ha dichiarato lo stato di emergenza a livello nazionale.

Almeno otto manifestanti sono stati uccisi e altri 170 feriti negli scontri con le forze di sicurezza, che hanno sparato gas lacrimogeni, oltre a proiettili veri e di gomma.

Diversi attivisti filo-democratici sono stati arrestati.

Secondo un funzionario statunitense - che all'AFP ha riportato che il numero delle vittime degli scontri si aggirerebbe in realtà tra le 20 e le 30 - le proteste di questo sabato saranno un "vero test" circa le intenzioni della giunta militare del Sudan.

"Chiediamo alle forze di sicurezza di astenersi da qualsiasi violenza contro i manifestanti e di rispettare pienamente il diritto dei cittadini a manifestare pacificamente", ha detto il funzionario da Washington, che all'AFP ha chiesto di parlare in condizione di anonimato.

In Sudan, dove gli organizzatori sperano di tenere una marcia "da un milione di persone" contro il colpo di stato, le tensioni intanto vanno crescendo.

"Non saremo governati dai militari. Questo è il messaggio che trasmetteremo" alle proteste, ha detto l'attivista sudanese per i diritti Tahani Abbas. "Le forze militari sono sanguinarie e ingiuste e stiamo anticipando ciò che sta per accadere nelle strade", ha detto Abbas. "Ma non abbiamo più paura".

'Grave battuta d'arresto'

Il Sudan è guidato dall'agosto 2019 da un consiglio di governo civile-militare, accanto al governo del primo ministro Abdalla Hamdok, come parte della transizione ormai in stallo verso un governo democratico a guida civile.

Lo stesso Hamdok è stato brevemente detenuto prima di essere rilasciato e posto agli arresti domiciliari. Altri leader civili e ministri sono ancora in carcere

Giorni di disordini hanno scosso Khartoum e altre città. I manifestanti hanno barricato le strade con pietre, detriti e pneumatici in fiamme. I negozi sono stati in gran parte chiusi e i lavoratori del governo si sono rifiutati di lavorare come parte di una campagna di disobbedienza civile.

"Il popolo sudanese è determinato a riconquistare i progressi avuto con la rivoluzione del dicembre 2018 contro Bashir", ha detto Abdelgelil al-Basha dalla città gemella della capitale, Omdurman.

Burhan, un alto generale che ha servito col pugno di ferro durante i tre decenni di governo di Bashir, ha insistito che quanto accado lunedì "non era un colpo di stato", ma un'azione volta a "rettificare il corso della transizione sudanese".

La mossa ha innescato un'ondata di sdegno internazionale e diverse misure punitive, con la Banca Mondiale e gli Stati Uniti che hanno congelato gli aiuti al paese: un duro colpo per un'economia già impantanata in una terribile.

Il presidente americano Joe Biden ha definito il golpe un "grave passo indietro", mentre l'Unione Africana ha sospeso l'adesione del Sudan per via della presa di potere "incostituzionale".

Venerdì, il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres ha invitato i militari a mostrare moderazione, riaffermando la sua "forte condanna" del colpo di stato.

"La gente deve poter dimostrare pacificamente", ha detto Guterres.

La presa militare di lunedì è stato l'ultimo colpo di stato ad abbattersi su un Sudan sempre più impoverito, che ha goduto solo di rare parentesi democratiche dall'indipendenza del 1956 e ha trascorso decenni piagati dalla guerra civile