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Droga: organizzazione familiare spaccio, arresti a Catanzaro

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Di ANSA
Operazione carabinieri e polizia, coinvolto anche un minorenne
Operazione carabinieri e polizia, coinvolto anche un minorenne

(ANSA) – CATANZARO, 26 OTT – Un’organizzazione criminale su
base familiare operante nell’area sud di Catanzaro, nel
quartiere Aranceto, dedita allo spaccio di stupefacenti, con la
cessione fatta direttamente nelle abitazioni dello stesso
quartiere diventato un vero proprio market della droga, la cui
attività non si è fermata neanche durante il lockdown. E’ quanto
emergerebbe dall’operazione coordinata dalla Dda di Catanzaro e
portata a termine da carabinieri e polizia con l’esecuzione di
30 misure cautelari (un’altra è a carico di un minore)
denominata, non a caso, “Drug family”. Secondo l’accusa
l’organizzazione era strutturata, con specifici ruoli per ogni
componente, a partire dai promotori, passando per gli
organizzatori degli approvvigionamenti fino ad arrivare agli
incaricati della distribuzione al minuto di marijuana, hascisc,
cocaina ed eroina. In una occasione un assuntore, dopo aver
acquistato la droga, l’ha consumata nel cortile di una scuola
nelle vicinanze, dove si era introdotto abusivamente, e dove è
stato individuato dalle forze di polizia. L’operazione è stata
condotta dalla Compagnia carabinieri di Catanzaro e dalla
Squadra mobile, supportati in fase esecutiva delle Squadre di
Intervento operativo del 14mo Battaglione Carabinieri
“Calabria”, nonché dal Reparto prevenzione crimine “Calabria” e
dalle unità cinofile della Questura di Vibo Valentia e da un
elicottero del quinto Reparto volo della Polizia. Gli indagati -
18 in carcere, 10 ai domiciliari e 2 con obbligo di
presentazione alla Pg – sono accusati a vario titolo di
associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, detenzione
ai fini di spaccio, estorsione. Il provvedimento scaturisce da
due distinte attività condotte da carabinieri e polizia
coordinate dalla Dda poi riunite in un’unica indagine per la
concordanza di risultanze in ordine ai soggetti investigati e al
contesto criminale di riferimento. A “difesa” del quartiere
dalle forze dell’ordine, alcuni indagati avevano posizionato
delle telecamere per sorvegliare l’arrivo delle pattuglie. In un
caso è stata effettuata una vera e propria “imboscata” quando,
dopo una segnalazione anonima al 112 per un falso reato, le
pattuglie intervenute venivano fatte oggetto di una fitta
sassaiola. (ANSA).

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