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Elezioni in Uzbekistan, Chavkat Mirziyoyev rieletto Presidente

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Di Antonio Michele Storto  & Redazione italiana
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21 gennaio 2019 il presidente uzbeko Shavkat Mirziyoyev ascolta durante una conferenza stampa congiunta con il cancelliere tedesco prima di un incontro a Berlino
21 gennaio 2019 il presidente uzbeko Shavkat Mirziyoyev ascolta durante una conferenza stampa congiunta con il cancelliere tedesco prima di un incontro a Berlino   -   Diritti d'autore  TOBIAS SCHWARZ/AFP or licensors

E' ufficiale. Chavkat Mirzioïev è di nuovo Presidente dell'Uzbekistan. Questo è il responso delle urne, con il 64enne liberale che si è intascato l'80,1% dei voti, secondo quanto annunciato dalla Commissione elettorale centrale del Paese.

Un successo schiacciante, insomma, ma che in molti mettono in dubbio. A partire dagli osservatori internazionali, che hanno notato domenica "significative irregolarità procedurali'', aggiungendo che importanti garanzie sono state spesso ignorate durante il voto, il conteggio e la tabulazione.

"L'esclusione di due partiti dell'opposizione dal processo di registrazione e la mancanza di una vera competizione elettorale, così come l'alto numero di irregolarità che abbiamo osservato durante l'Election Day, rimangono ostacoli sostanziali sulla strada del processo di democratizzazione e necessitano di attenzione immediata", ha dichiarato in conferenza stampa Heidi Hautala, responsabile della delegazione dell'europarlamento.

Mirziyoev ha affrontato quattro candidati poco conosciuti e in gran parte filogovernativi. Basti pensare che non si sono nemmeno presentati ai dibattiti televisivi, inviando invece dei delegati, che non sono riusciti a lasciare il segno.

Da quando è succeduto a Islam Karimov cinque anni fa, Mirziyoyev è stato acclamato per averne eliminato il regime oppressivo, aprendo così il paese a un programma di riforme radicale e ampio, concernente soprattutto l'economia e i diritti dei cittadini. Resta però ancora da riformare pressoché totalmente il sistema politico del paese.

Mirziyoev ha affrontato quattro candidati poco conosciuti e in gran parte filogovernativi. Tre partiti dell'opposizione non sono stati autorizzati a registrarsi o ad avere candidati nella corsa.

Forte l'interesse dell'Occidente per la tornata, non solo per via del successo riscosso dalle riforme economiche del Presidente, ma anche per via della vicinanza del paese con l'Afghanistan e del ruolo che si ritiene possa giocare nel contenimento di una possibile espansione dell'influenza dei talebani