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Appalti truccati: Gdf Pavia sequestra cooperativa di ambulanze

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Di ANSA
Anche omesse le sanificazioni. Protesta dei dipendenti
Anche omesse le sanificazioni. Protesta dei dipendenti

(ANSA) – MILANO, 18 OTT – Una cooperativa operante nel
settore dei trasporti sanitari, la First Aid One Italia, con
sede legale a Pesaro e sede operativa a Bollate (Milano)
affidataria di appalti pubblici per il servizio ambulanze in
tutta Italia è stata posta sotto sequestro dalla Gdf di Pavia,
nell’ambito di indagini per i reati di caporalato e appalti
truccati per un valore complessivo di circa 11 milioni di euro.
Il provvedimento, spiega la Gdf, rappresenta la prosecuzione di
un’indagine che, già nel marzo scorso aveva portato all’arresto
di 4 persone, tra le quali anche l’allora direttore generale di
Asst Pavia, nonché a perquisizioni e sequestri di apparati
informatici in diverse aree geografiche del Paese (Lombardia,
Marche, Lazio e Sicilia), per i reati di turbativa d’asta e
frode nelle pubbliche forniture”. Le indagini dirette dal sostituto procuratore Roberto Valli e
coordinate dal procuratore aggiunto Mario Venditti, hanno
portato al sequestro di beni per un importo di circa 200 mila
euro, tra cui disponibilità finanziarie, fabbricati, terreni ed
autoveicoli. Gli appalti sarebbero stati ottenuti anche a
scapito della sicurezza dei trasportati in ambulanza. Dalle
videoriprese effettuate in alcune ambulanze, è risultato che
venivano raramente eseguite le sanificazioni prescritte dopo il
trasporto di ogni paziente soprattutto in tempo di pandemia: “in
una delle ambulanze monitorate, in 20 giorni di lavoro con
trasporto di 92 pazienti è stata sanificata solo in 4 occasioni
mentre un’altra, in 9 giorni di servizio ed 86 pazienti
trasportati, è stata sanificata un’unica volta”. Dipendenti dell’azienda con le ambulanze si sono presentati
davanti al tribunale di Pavia con striscioni di protesta come:
“abbiamo visto la morte in faccia ma indietro non ci siamo
tirati. Il nostro lavoro abbiamo continuato a fare e le
ambulanze a sanificare”. “Noi siamo attivi nell’azienda e
vorremmo essere ascoltati” hanno spiegato dicendo di non essere
sfruttati e sottopagati. “Vogliamo, a voce alta, dire – hanno
aggiunto – quali sono le verità oggettive, soprattutto perché
nel periodo Covid siamo stati i numeri uno. E adesso siamo meno
di zero?”. (ANSA).

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