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Da un relitto sommerso nuova luce sulla Magna Grecia

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Di ANSA
Recupero a 800 metri profondità. Franceschini, investire di più
Recupero a 800 metri profondità. Franceschini, investire di più

(ANSA) – ROMA, 16 OTT – Anfore e brocche ma anche un gran
quantità di coppe da vino in ceramica fine destinate alla tavola
delle élites, ancora impilate e “imballate” all’interno di
grandi vasi usati per proteggerle dal rischio di incidenti
durante il lungo viaggio in mare. Oltre a resti di alimenti,
come le olive. Recuperato negli abissi del Canale di Otranto
all’incredibile profondità di 780 metri, il carico di una nave
corinzia del VII sec a.C. appena studiato nei laboratori della
Soprintendenza nazionale per il patrimonio subacqueo, getta
nuova luce sugli albori del commercio tra Corinto e la Magna
Grecia. Di fatto retrodatandone l’inizio proprio ai primi anni
del VII sec. a. C. “Una grande scoperta che dimostra la
necessità di tornare a investire sull’archeologia subacquea”,
applaude il ministro della cultura Franceschini, che anticipa
l’intenzione del ministero di avviare un progetto per riportare
in superficie anche tutti altri reperti rimasti in fondo al
mare. Individuato nel 2018 nell’ambito delle operazioni per la
realizzazione della Tap, il metanodotto che porta in Italia il
gas dell’Azerbaijan, il relitto dell’antichissima imbarcazione
racconta in anteprima all’ANSA la soprintendente Barbara
Davidde, è stato studiato grazie alla legge sull’archeologia
preventiva, tanto che lo stesso recupero delle stoviglie oggetto
dello studio, in tutto 22 oggetti, è stato finanziato dai lavori
per il gasdotto. La sorpresa più grande è arrivata però in
laboratorio, quando gli esperti della soprintendenza hanno
ripulito e studiato il campionario di vasi e coppe constatando
che si trattava di un materiale così antico. Perché fino ad
oggi, spiega Davidde, “non si pensava che tra la Magna Grecia e
la madre patria ci potesse essere un commercio organizzato già
in questa epoca”. Anche la fase del recupero è stata
straordinaria. Gli archeologi sono tornati a bordo di una nave
oceanografica nel punto del Canale di Otranto in cui era stato
individuato il relitto, a 22 miglia dalla costa, e lì hanno
documentato il tesoro sommerso con video subacquei e fotografie.
Poi servendosi di una sorta di sottomarino guidato via cavo e di
una speciale pompa aspirante sono riusciti a riportare in
superficie 22 degli oltre 220 oggetti. (ANSA).

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