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Femminicidio: madre ragazza uccisa, fondazione in ricordo figlia

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Di ANSA
"Per aiutare tante altre ragazze a difendersi"
"Per aiutare tante altre ragazze a difendersi"

(ANSA) – CACCAMO, 05 OTT – Vuole creare una fondazione in
ricordo della figlia per aiutare tante altre ragazze a
difendersi e e allontanarsi subito da amici tossici che possono
solo devastare una vita. Una battaglia contro la violenza sulle
donne da portare avanti tutti i giorni nelle scuole, per strada,
facendo rete tra le associazioni. Una lotta non solo legata alla
cronaca. Iana Brancato, la mamma di Roberta Siragusa insieme al
marito e alcuni volontari trascorre alcune ore della giornata
nel luogo dove la figlia è stata uccisa per realizzare un
giardino per non dimenticare quanto è successo a Caccamo la
notte tra il 23 e il 24 gennaio.
Secondo l’accusa Pietro Monreale uccise e bruciò il corpo della
ragazzina di 17 anni per poi abbandonarlo in un burrone.
E la madre in attesa del processo ha scritto un lungo post su
Facebook ricordando la figlia e rivolgendosi all’ex fidanzato
che si trova in carcere. “Vorrei avere piena fiducia nella
giustizia, ma ci sono dubbi che angosciano le mie notti -
riporta il Giornale di Sicilia – La strada per il perdono è
lontana, perché non si può perdonare chi non si fa neanche
carico delle proprie responsabilità”. La donna, in un post
pubblicato sulla pagina “Giustizia e Verità per Roberta
Siragusa”, si rivolge all’ex fidanzato della figlia Pietro
Morreale, che si trova in carcere, imputato di omicidio
aggravato e occultamento di cadavere: “Lei, che hai fatto
diventare immortale deve essere ricordata anche come martire di
un amore che tu non meritavi”.
Mamma Brancato parla di “un’altra tortura in tutta questa
tragedia” con riferimento al fatto che Morreale, accusato di
aver ucciso e bruciato il cadavere di quella che era la sua
fidanzata, non abbia ancora dichiarato la sua colpevolezza:
“L’unica cosa che ti auguro, che tu oltre mia figlia, non debba
avere più vita, neanche se dovessi uscire a cinquant’anni.
Dovrai essere riconosciuto e ricordato solo per quello che hai
fatto, solo per quello che mi hai tolto. Neanche la peggiore
delle pene restituirebbe ai miei occhi il volto di mia figlia”.
(ANSA).

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