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Il viaggio di Amal: ad Assisi una tappa densa di significati

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Di Luca Palamara
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Il viaggio di Amal: ad Assisi una tappa densa di significati
Diritti d'autore  LOUISA GOULIAMAKI/AFP or licensors
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Si chiama Amal, ha 9 anni e viene dalla Siria. È solo una ragazzina che viaggia per l’Europa dopo essere fuggita dalla guerra e dalla povertà nel suo paese – ed è anche un pupazzo alto 3 metri e mezzo, che visita Assisi per la prima volta.

Amal ha iniziato il suo viaggio lo scorso 27 Luglio presso il confine turco-siriano e dopo aver percorso 8.000 km in 8 paesi diversi lo concluderà il 3 Novembre a Manchester. Alcuni famosi registi e direttori di teatro hanno avuto l’idea di creare un pupazzo gigante che rappresenta tutti i rifugiati in cerca di un futuro migliore in un altro paese.

David Lan – Produttore di ‘The Walk’:

“Ricreare il viaggio che milioni di persone hanno fatto, come un tributo per loro. Ma abbiamo deciso che non saremmo stati noi a fare questo viaggio, ma piuttosto una bambina, come le centinaia e le migliaia di giovani e bambini che hanno fatto questo viaggio da soli, in cerca di salvezza.”

Nel suo lungo viaggio attraverso l’Europa, Amal arriva ad Assisi, uno dei centri spirituali del continente. Ad Assisi si è tenuto il primo incontro tra religioni nella storia: lo indisse Papa Giovanni Paolo II nel 1986 – una tappa molto simbolica per questo pupazzo che rappresenta tutti coloro che, fuggendo da guerre e povertà, cercano rifugio in Europa.

Enzo Fortunato, padre francescano:

“Se c’è ancora questa rotta lungo le strade del mondo, di bambini, di rifugiati, che si sentono smarriti, che camminano su questa strada sterrata per arrivare ad un abbraccio, ad una casa, per realizzare un sogno…tutto questo ci dice drammaticamente che l’uomo ha perso la rotta.”

La città di Assisi è la città di San Francesco, il cui messaggio è vivo e forte ancora oggi.

Stefania Proietti, Sindaco di Assisi:

“San Francesco ci ha insegnato a baciare il lebbroso, ad accogliere l’altro, anzi a considerare l’altro meglio di noi, ad imparare dall’altro, ad andare verso l’altro e dialogare, anche se non ha la nostra stessa religione, anche se di un’altra cultura. E questo suo insegnamento è coraggiosamente rivoluzionario ancora oggi.”

Una piccola idea che, dopo 3 anni di preparativi, è diventata un lungo viaggio ed un semplice ma potente messaggio: ‘Non dimenticatevi di noi.’