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La zia di Eitan: "La sua vita è in Italia. Vogliamo adottarlo". Il nonno è agli arresti domiciliari

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Di Cristiano Tassinari  & Agenzie e siti italiani e internazionali
La zia di Eitan: è la tutrice legale del bambino.
La zia di Eitan: è la tutrice legale del bambino.   -   Diritti d'autore  AP
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L'incidente della funivia Stresa-Alpino-Mottarone è avvenuto la mattina del 23 maggio 2021, quando la fune traente dell'impianto ha ceduto, causando la caduta di una delle cabine in transito, al cui interno si trovavano 15 persone: 14 di loro hanno perso la vita.

Unico sopravvissuto: Eitan Biran, il bambino di 6 anni, che nell'incidente ha perso mamma e papà.

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23 maggio 2021: il maledetto giorno dell'incidente.AP Photo

Il nonno è agli arresti domiciliari "per rapimento": in ballo il risarcimento?

La vicenda giudiziaria che riguarda il suo affidamento, investe ora Shmuel Peleg, nonno materno di Eitan: è stato interrogato e poi posto agli arresti domiciliari dalla polizia israeliana, con l'accusa di aver "rapito il nipote, portandolo in Israele".

Il nonno del bambino (ha precedenti per maltrattamenti in famiglia), non aveva mai restituito il passaporto del piccolo - Eitan è cittadino italiano - e ha a lungo lavorato per El Al, la compagnia aerea di bandiera israeliana.
Continua a ribadire la sua versione: "Eitan non è stato rapito, lo abbiamo semplicemente riportato a casa".

La Procura di Pavia ha aperto un'inchiesta per sequestro di persona.

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La cabina della funivia dopo essere precipitata.AP Photo

Dopo l’incidente della funivia del Mottarone, nel quale erano morti entrambi i genitori di Eitan, due bisnonni e il fratello minore, Eitan era andato a vivere a Travacò Siccomario, paese in provincia di Pavia, con la zia paterna Aya Biran-NIrko.
Secondo quanto raccontato dalla donna ai giornali, sabato 11 settembre Shmuel Peleg aveva detto che sarebbe andato a comprare dei giocattoli con Eitan e poi non aveva dato notizie fino alle 18.30.

A quel punto sul telefono cellulare di Aya era arrivato un messaggio da parte della zia materna Gali Peleg con scritto "Eitan è a casa".

Il nonno, Shmuel Peleg, avrebbe prima portato il bambino in auto fino in Svizzera e poi con un volo privato da Lugano a Tel Aviv.

In ballo, nella contesa di Eitan, ci sarebbe anche il cospicuo risarcimento danni per la tragedia avvenuta alla funivia del Mottarone e che sarà destinato proprio al bambino (e a chi ne deterrà la tutela legale).

Richiesta di rientro di Eitan in Italia

Aya Biran-Nirko, la zia paterna di Eitan, di cui esercita la tutela legale, ha presentato al Tribunale per le questioni familiari di Tel Aviv la richiesta di far rientrare il bambino in Italia, sulla base della Convenzione dell'Aja.

L'ambasciatore d'Israele a Roma, Dror Eydar, sottolinea che ci sarà collaborazione con l'Italia, a beneficio del minore e in conformità con la legge e le convenzioni internazionali pertinenti.

Le nostre bimbe - ha aggiunto zia Aya - tutti i giorni si svegliano e lui non c'è".
"Tornare con Eitan in Italia? Non posso prevedere il futuro, speriamo", ha aggiunto lo zio del bimbo, Or Nirko.
"La strada per riportarlo a casa è ancora lunga".

Gli zii paterni Aya e Or hanno sentito Eitan, in questi giorni.
Un "piccolo colloquio" con bambino "c'è stato", ha spiegato lo zio Or Nirko.
"Siamo pronti ancora a dialogare con la famiglia Peleg", ha detto.
"Noi gli abbiamo concesso tutte le visite, anche se temevamo che potesse succedere quello che è accaduto".

"Stavamo per avviare le pratiche di adozione di Eitan".
Or Nirko
Zio di Eitan

"Siamo stati contattati dalla diplomazia dei due Paesi" ha aggiunto lo zio.
"Mi affido alle autorità israeliane e italiane per risolvere la situazione nel più breve tempo possibile. Sull'affidamento del bambino deve decidere il Tribunale italiano e non quello israeliano, il centro della sua vita è in Italia", ha sottolineato lo zio paterno.

Ci sono stati tanti complici, tante persone che hanno aiutato i nonni materni di Eitan a portare il piccolo in Israele: di questo è convinto Or Nirko. "Il ruolo della nonna sì è importante" ha detto ai giornalisti, parlando anche di "tanti complici e persone che gli hanno dato una mano. Non potevano farlo da soli".

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Or Nirko, lo zio di Eitan.AP Photo

Quanti minori contesi!

Non solo Eitan Biran, il bimbo sopravvissuto alla tragedia della funivia del Mottarone.
Ogni anno, in Italia, sono diverse decine i bambini contesi da chi tratta spesso i minori come pacchi postali.
Storie che mostrano i limiti di alcuni adulti e che impegnano i tribunali per i Minorenni in processi non sempre rapidi.

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Un momento felice della famiglia di Eitan. Prima della tragedia.Web

"A Milano i bambini sottratti all'estero e portati in Italia, quindi trattati da un giudice italiano, sono annualmente tra i 15 e i 20 casi. Un numero consistente e che si mantiene stabile", spiega Ciro Cascone, Procuratore della Repubblica presso il tribunale per i Minorenni di Milano, che ha competenza distrettuale e copre ben 8 province e 966 comuni lombardi.
I casi "nella maggior parte si concludono con il tribunale che dispone il rientro del bambino", a meno di un accordo tra le parti.

"Il problema grosso è che quando si dispone il rientro può diventare complicato eseguirlo: è capitato che bambino e genitore scompaiono anche per periodi lunghi, così come è stato necessario talvolta ricorrere all'intervento delle forze dell'ordine".

Difficile, invece, calcolare quanti minori lasciano l'Italia.
"In alcuni casi ci avvisano, ma nulla possiamo fare", spiega Cascone, "se non consigliare di attivare la Convenzione dell'Aja che prevede due strade: rivolgersi al ministero della Giustizia, quindi attivare il canale diplomatico, oppure rivolgersi direttamente al giudice straniero. È preferibile la prima opzione per avere un'assistenza".

La Convenzione dell'Aja - l'attivazione va fatta entro un anno - "prevede che la decisione arrivi entro sei settimane dal momento in cui la domanda viene portata davanti al giudice. In Italia la legge che ha recepito la Convenzione sulla protezione dei minori ha abbassato e previsto addirittura solo 30 giorni, però complessivamente il tempo si allunga e altro ne occorre per eseguire il provvedimento. In realtà si può arrivare a sei mesi o un anno, nei casi più complessi, per avere una soluzione".
Decisione che è solo nelle mani del giudice e che non può essere lasciata al minore.