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Olimpiadi: record di presenze, cadute in acqua e ius soli con Josefa Idem

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Di Stefania De Michele
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Josefa Idem
Josefa Idem   -   Diritti d'autore  Euronews
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Nello sport la longevità è donna, soprattutto nella pratica ad altissimi livelli.
La partecipazione a 8 Olimpiadi, oltre 30 anni nel gotha dei 5 cerchi, è il record conquistato dalla ginnasta uzbeka Oksana Čusovitina: 153 centimetri per 44 chili di muscoli e talento.

Dai Giochi Olimpici di Barcellona del '92 - dove è arrivata la medaglia d'oro - a quelli di Tokyo 2020 dove la 46enne virtuosa del volteggio ha chiuso la carriera.

Un'impresa titanica che Čusovitina condivide con l'icona dello sport azzurro, l'ex canoista, Josefa Idem. Anche per lei 8 Giochi Olimpici, oro a Sidney, 43 medaglie internazionali.
Euronews ha intervistato Josefa Idem, a tutto campo, su Tokyo 2020, Covid, record di presenze, motivazioni sportive.

Olimpiadi sì, Olimpiadi no

- Olimpiadi blindate causa Covid. Cosa ne pensa? Andavano fatte?

"Io credo moltissimo nel nostro potere di mettere in campo delle misure per contrastare il contagio: misure igieniche, vaccino. Ovviamente non ci possiamo vaccinare contro tutto, ma possiamo - con il nostro atteggiamento - gestire questa situazione. Ed è ciò che stanno facendo lì, in Giappone, a Tokyo. Sono dell'avviso che siamo nel secondo anno della pandemia con molte conoscenze in più, molti strumenti in più. Perciò le Olimpiadi andavano fatte, non possiamo interrompere tutto. Dobbiamo fare attenzione e, nel limite delle restrizioni, è stato giusto farle".

Record di presenze olimpiche in condivisione

- 40 anni a pagaiare, una carriera sportiva senza sbavature, oltre 40 medaglie incassate nelle diverse competizioni internazionali, record di presenze alle Olimpiadi, eguagliato dalla ginnasta uzbeka Oksana Čusovitina. La lista dei suoi successi è molto lunga

"Concentriamoci su Oksana, che davvero ha compiuto un'impresa titanica in uno sport come la ginnastica che sembra riservato esclusivamente alle giovani atlete. Invece lei è riuscita a portare avanti la sua carriera in una disciplina così dura. Un'impresa bellissima e io sono felice per lei perché, poi, i record sono fatti per essere battuti".

LOIC VENANCE/AFP or licensors
Oksana Chusovitina a Tokyo 2020LOIC VENANCE/AFP or licensors

- Cosa lascia in eredità un percorso sportivo così lungo e vincente a chi ha avuto la bravura di intraprenderlo?

"A me ha lasciato veramente tante cose. Per essere forti nello sport per tanto tempo, bisogna essere il 'leader di se stessi', bisogna saper affrontare le dfficoltà, governare le proprie emozioni, è necessario avere dei progetti a lungo termine, bisogna essere in grado di integrare la 'vita normale' affinché lo sport non diventi l'unica cosa su cui puntare e, perciò, troppo importante. Così importante da trasformarsi in un boomerang durante la gara. Tutto quello che ho fatto mi serve adesso anche nella mia professione. Io lavoro con le imprese proprio sulle tematiche della leadership e tutto ciò che serve per essere leader di se stessi e di conseguenza anche essere leader di un team".

Si impara molto anche dalle cadute in acqua

- Il suo momento bello e quello brutto, nello sport

"Momento bello? Sono più momenti: ovviamente l'oro olimpico a Sidney, quella Olimpiade straordinaria, all'inizio del millennio in Australia, un Paese che io adoro. E poi conquistato in una giornata come quella, in cui si rischiava di non fare la gara per eccesso di vento ed era l'ultima giornata dei Giochi. Ma ricordo con emozione anche le due gare in cui, dopo la gravidanza, sono tornata a qualificarmi per le Olimpiadi. I momenti più brutti: forse nel '93 quando sono caduta in acqua due volte nello stesso Mondiale. La cosa che una non si aspetta, come fosse stata la mia piccola pandemia all'interno del percorso. Ma si tratta di batoste che mi sono servite, mi hanno fatto comprendere che non si può puntare tutto sullo sport. Ho imparato anche da quelle sconfitte".

DAMIEN MEYER/DAMIEN MEYER
Josefa Idem ai Giochi Olimpici di Londra 2012DAMIEN MEYER/DAMIEN MEYER

Lo ius soli sportivo

- Un breve non proprio felice parentesi in politica dove spesso non si gioca di squadra. Eppure lei può appuntarsi una medaglia al petto anche in questo caso. Da ministro dello Sport nel 2013 ha portato avanti l'iter per lo ius soli sportivo

"Sì, un progetto davvero importante. Noi ragioniamo di frontiere in un mondo globalizzato, che deve ripensare quelli che sono i confini. Il nostro mondo deve essere fatto d'incontro, solidarietà, tolleranza. Credo sia fondamentale che i giovani abbiano la possibilità di esprimere il loro talento, a prescindere dal luogo di nascita e dal luogo in cui si cresce. Lo ius soli sportivo è un risultato di cui vado orgogliosa perché è un concetto in cui credo tantissimo: dare l'opportunità ai giovani di esprimersi. Chi iniziava uno sport in Italia, e poteva farlo perchè magari ci era nato, non poteva poi, a un certo punto, continuare a gareggiare. Lo ius soli era dunque un passaggio necessario perché, prima di questo, le carriere sportive più promettenti si interrompevano nelle more di un faticoso iter di regolarizzazione. E molti perdevano la motivazione".