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A Budapest il popolo LGBT sfida il premier Victor Orban. Migliaia al Gay Pride

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Di Debora Gandini Agenzie:  ANSA
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A Budapest il popolo LGBT sfida il premier Victor Orban. Migliaia al Gay Pride
Diritti d'autore  © AFP
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Una manifestazione in nome dell’amore e della solidarietà. Sotto i colori dell’arcobaleno, simbolo del popolo LGBT, oltre diecimila persone sono scese in piazza a Budapest per il Gay Pride, che ha chiuso il mese dell'orgoglio omosessuale in Ungheria.

Un segno di protesta contro le politiche del governo di Viktor Orbán, e una sfida aperta all'escalation della campagna contro i diritti omosessuali dopo che all'inizio di questo mese nel Paese è entrata in vigore una legge che vieta la rappresentazione di temi Lgbt ai bambini, con enormi implicazioni per l'istruzione, l'arte e l'intrattenimento.

“Tutte le persone sono uguali e le persone dovrebbero essere accettate”, dice un manifestante. Per me è importante essere qui a questo corteo perché ho molti amici gay e penso che loro, in quanto cittadini ungheresi, abbiano il diritto di sentirsi accettati e parte integrante di questo paese. Tutti meritano di essere amati.”

La contromanifestazione in nome della famiglia tradizionale

Il corteo di quest'anno ha sfilato per le strade della città ma con un percorso diverso dopo l’annuncio di contro-manifestazioni da parte di gruppi di estrema destra. Nonostante le proteste alla fine i cortei sono stati autorizzati dalla Corte Suprema ungherese con un forte dispiegamento di forze dell’ordine. Centinaia di persone hanno sfilato in nome della famiglia tradizionale, contro il matrimonio gay e contro le adozioni da parte di omosessuali. Alla fine le due manifestazioni si sono svolte senza incidenti. Ma il clima nel paese resta teso.

Il governo non intende aprire un dialogo con la comunità LGBT. Nessun ripensamento, nessun passo indietro. Dopo che l’Unione europea ha considerato discriminatoria la legge, Orbán ha anche annunciato un referendum con cinque quesiti per chiedere agli ungheresi se vogliono che i loro figli siano "protetti" dai contenuti Lgbt.