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Violenze in carcere: morto in cella, oppiacei dopo le botte

Di ANSA
Detenuto schizofrenico morì 28 giorni dopo "orribile mattanza"
Detenuto schizofrenico morì 28 giorni dopo "orribile mattanza"
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(ANSA) – NAPOLI, 30 GIU – Prima le botte, poi una quantità
tossica di farmaci – oppiacei, neurolettici e benzodiazepine -
assunta “in rapida successione e senza controllo sanitario”: è
morto per un arresto cardiocircolatorio conseguente a un edema
polmonare acuto, Lamine Hakimi, detenuto straniero affetto da
schizofrenia, uno dei 15 carcerati del reparto Nilo classificati
dalla Polizia Penitenziaria come pericolosi e per questo motivo
messi in isolamento nel carcere di Santa Maria Capua Vetere
(Caserta) dopo l’ “orribile mattanza”, come l’ha definita il
gip, del 6 aprile 2020. Un evento che ha spinto l’ufficio inquirente guidato dal
procuratore Maria Antonietta Troncone a ipotizzare nei confronti
dei poliziotti indagati il delitto di “morte come conseguenza di
altro reato”. Scelta però non condivisa dal Giudice, che invece
ha classificato quel decesso come un suicidio. Hakimi morì il 4 maggio 2020 nella sezione Danubio, a
distanza di quasi un mese dalle violenze perpetrate dai
poliziotti penitenziari sulle persone ristrette nel Reparto
Nilo. Agli altri detenuti in isolamento che soffrivano di varie
patologie, secondo quando riporta l’ordinanza, venne sospesa la
somministrazione dei farmaci.
Il giorno della morte di Hakimi, inoltre, venne eseguita
un’altra perquisizione personale durante la quale, per
l’ennesima volta, gli agenti sputarono sui detenuti e
proferirono minacce nei loro confronti: “mica è finita qua!
Avete avuto la colomba, dovete avere ancora l’uovo di Pasqua”.
(ANSA).

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