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Nuovo governo, vecchia storia: ancora sfratti di palestinesi a Gerusalemme Est

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Di Stefania De Michele
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Forze di sicurezza israeliane a Gerusalemme Est
Forze di sicurezza israeliane a Gerusalemme Est   -   Diritti d'autore  AHMAD GHARABLI/AFP or licensors
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A due settimane dall'insediamento del governo israeliano di coalizione, presieduto da Naftali Bennet, a Gerusalemme Est poco è cambiato: proseguono gli sfratti di centinaia di palestinesi da abitazioni e esercizi commerciali.

Nel quartiere di Silwan le autorità israeliane hanno demolito un negozio appartenente a un palestinese. Una pratica condannata poco più di un mese fa dagli esperTi delle Nazioni Unite per i diritti umani. "Il trasferimento forzato della popolazione sotto occupazione è una grave violazione della Quarta Convenzione di Ginevra, che contribuisce all'ambiente coercitivo che prevale attualmente a Gerusalemme Est", si legge nel report Onu.

Ma il nuovo corso politico cambia ancora poco, a Gerusalemme Est come in Cisgiordania dove un'agenzia del ministero della difesa israeliano ha licenziato 31 progetti di costruzione di insediamenti. Tutto questo mentre il neoministro degli Esteri, Yair Lapid, proclama la vocazione pacifista dello Stato di Israele in occasione dell'apertura della prima ambasciata dello Stato ebraico nel Golfo durante un viaggio negli Emirati Arabi Uniti.

Nel tweet di Lapid: "Israele vuole la pace con i suoi vicini. Con tutti i suoi vicini - dice Lapid - Non andiamo da nessuna parte. Il Medio Oriente è la nostra casa. Siamo qui per restare. Chiediamo a tutti i paesi della regione di riconoscerlo. E a venire a parlare con noi".

Una pace - quella invocata da Lapid - che sembra non considerare ancora i palestinesi: la marcia di maggio (prima dell'insediamento del nuovo esecutivo) per celebrare l'anniversario dell'occupazione israeliana del 1967 della parte orientale della città è il segno che la pacificazione è lontana.

Gli scontri periodici a Gerusalemme Est in seguito agli espropri palestinesi, quasi sempre avallati dalla Corte Suprema Israeliana, sono la conferma di un forte malessere che il nuovo governo Bennet non ha ancora deciso di affrontare.