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Soldi dei narcos riciclati,blitz Gdf tra Sardegna e Campania

Di ANSA
Operazione della Dda, sette misure cautelari
Operazione della Dda, sette misure cautelari
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(ANSA) – CAGLIARI, 22 GIU – La Guardia di Finanza di
Cagliari e Napoli e il Servizio Centrale Investigazione
Criminalità Organizzata delle Fiamme Gialle (Scico) hanno
eseguito nell’hinterland partenopeo sette misure cautelari
disposte dal gip del Tribunale di Napoli su richiesta della Dda
nei confronti di un gruppo di narcotrafficanti, composto da
campani e sardi, che aveva organizzato il trasporto di ingenti
quantitativi di hashish sull’asse Napoli-Medio Campidano
(Sardegna centro-occidentale). Tra le misure cautelari quelle a
carico di Luigi Del Prete, 31 anni, e Carlo Del Luca, 34,
entrambi già detenuti in carcere, che risultano indagati per i
reati di trasferimento fraudolento di valori, riciclaggio,
autoriciclaggio con l’aggravante del “metodo mafioso” e della
“finalità agevolatrice del sodalizio denominato clan Orlando”. Contemporaneamente, per le stesse ipotesi di reato, sono
scattati gli arresti domiciliari nei confronti di Pasquale
Portarapillo, di 56 anni e Domenico Panella, 41 (solo perturbata
libertà degli incanti), per aver interferito – questa l’accusa -
sul regolare svolgimento di un’asta giudiziaria in una procedura
esecutiva immobiliare, determinando un rialzo del prezzo di
vendita di un appartamento a Marano (Napoli), per impedire
l’acquisto da parte di una persona che vi partecipava in buona
fede. Infine Michele Simeone (42 anni), Ilaria Di Meo, 43, e
Kateryna Halych (32, ma solo per trasferimento fraudolento di
valori) sono stati raggiunti dalla misura cautelare dell’obbligo
della presentazione alla polizia giudiziaria. I provvedimenti
cautelari scaturiscono da indagini coordinate dalla Procura di
Napoli, avviate a partire da aprile 2019. Secondo gli
investigatori erano state effettuate “molteplici e sistematiche
operazioni di acquisto di beni mobili e immobili (anche mediante
la turbata libertà degli incanti in procedure esecutive) e di
attività commerciali, tra il 2014 e il 2018, riciclando e
reimpiegando i proventi dei reati commessi e intestandoli a
prestanome”. Gli indagati- spiega la GdF – per “schermare” i
beni illecitamente acquistati hanno impiegato un prestanome
nell’acquisto di un immobile da una società riconducibile a
esponenti di spicco del clan Nuvoletta. (ANSA).

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