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Ibrahim Al Hussein, atleta rifugiato siriano che punta alle para-olimpiadi di Tokyo

Di euronews
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Nuotatore paralimpico
Nuotatore paralimpico   -   Diritti d'autore  AFP
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Nella piscina olimpica di Atene Ibrahim al-Hussein, 33enne rifugiato siriano in Grecia, si allena per partecipare alle para-olimpiadi di Tokyo. Fin da bambino desiderava diventare un nuotatore olimpico. Nel 2012 ha avuto un grave incidente alle gambe durante la guerra che ha falcidiato il suo paese.

"Il mio sogno era partecipare alle Olimpiadi, ma non ci sono riuscito. Quando ho perso le gambe e mi sono dedicato all'esercizio e al nuoto, sono riuscito a qualificarmi per le Olimpiadi. Ci sono riuscito senza gambe, ma non con le gambe": sorride Ibrahim Al Hussein parlando davanti alla telecamera.

Una drammatica odissea

Arrivato in Grecia nel 2014 su un gommone con altre 80 persone, Hussein ha ricevuto gratuitamente una protesi per la gamba mancante. Ha immediatamente ha iniziato a competere a livello professionale.

Una gamba amputata in seguito a un bombardamento in Siria, Ibrahim Al-Hussein, portabandiera della prima squadra di rifugiati paralimpici nella storia dei Giochi, si sta allenando nella speranza di qualificarsi a Tokyo, perché "non c'è niente di impossibile".

"Voglio inviare un messaggio a tutti i rifugiati disabili, in particolare a quelli che ho visto in Turchia e in Siria - aggiunge Ibrahim - dovrebbero sapere che niente è impossibile. Tutto è possibile. Ovunque tu vada, puoi fare quello che vuoi della tua vita. Che tu sia menomato o meno, puoi fare quello che vuoi." Ibrahim al-Hussein ha già partecipato alle Paralimpiadi di Rio del 2016 adesso spera si avveri il sogno di Tokyo.