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Sciopero e scontri in Cisgiordania, le vittime salgono ancora in Medio Oriente

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Cisgiordania, funerale di un palestinese rimasto ucciso negli scontri con la polizia
Cisgiordania, funerale di un palestinese rimasto ucciso negli scontri con la polizia   -   Diritti d'autore  Mahmoud Illean/Copyright 2021 The Associated Press. All rights reserved
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Sale il numero delle vittime nel conflitto fra Israele e Hamas. A farne le spese sono anche due lavoratori thailandesi, uccisi in territorio israeliano da un razzo lanciato dalla Striscia di Gaza.

Un centinaio quelli diretti il territorio israeliano martedì, quasi tutti intercettati dal sistema di difesa dell’esercito Iron Dome, ma ci sono stati comunque sette feriti in un impianto di imballaggi.

Si è aperto un nuovo fronte, con Israele che ha sparato anche verso il Libano in risposta a lanci di missili andati a vuoto.

Distruzione a Gaza

L'esercito ha risposto con attacchi aerei diretti a quelli che definisce come obiettivi militanti di Hamas, a Gaza. Ma fra questi c’è anche la distruzione di un edificio di sei piani che ospitava biblioteche e centri educativi appartenenti all'Università Islamica. I residenti, allertati dall’esercito Israele che li ha fatti evacuare, hanno scavato tra le macerie per cercare i loro effetti personali. Su tutto il territorio della Striscia si sono contati circa 100 feriti.

I jet si sono alzati in volo contro 65 obiettivi militari, tra cui lanciatori di razzi, un gruppo di combattenti e case dei comandanti di Hamas.

"Hanno ricevuto colpi che non si attendevano", ha detto il premier Benyamin Netanyahu, aggiungendo che Israele "ha riportato indietro Hamas di molti anni".

Giornata della collera

Intanto in Cisgiordania i palestinesi di Israele e dei territori occupati - che costituiscono il 20% della popolazione - sono entrati in sciopero in una rara azione collettiva contro le politiche di Israele. Hamas e Fatah avevano dichiarato per martedì una giornata della collera.

Non sono mancati scontri.

Un manifestante palestinese è stato ucciso e alcune decine sono state ferite a colpi d’arma da fuoco. L’esercito sostiene di aver agito in risposta agli spari dei manifestanti.

I leader della comunità palestinese in Israele hanno indetto lo sciopero, accolto dall'Autorità palestinese e sostenuto in tutta la Cisgiordania occupata, dove ministeri e scuole sono rimaste chiuse.

Stallo diplomatico

La diplomazia internazionale appare impotente.

Paralizzato il Consiglio di Sicurezza dell’Onu; l’Unione europea non sembra poter incidere.

Le speranze di una mediazione sono riposte nell’Egitto e nella Giordania.

A riaccendere gli scontri, prima di metà maggio, sono state le limitazioni imposte da Israele ai fedeli nei luoghi di culto di Gerusalemme e la minaccia di sfratto dalla parte orientale della città, reclamata dai coloni ebrei.

Dall'inizio dei combattimenti almeno 213 palestinesi sono stati uccisi e 12 persone in Israele.