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Napoli: sfrattata malgrado stop covid, da 18 giorni vive in auto

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Di ANSA
A Napoli, "chiedo solo giustizia e dignità"
A Napoli, "chiedo solo giustizia e dignità"

(ANSA) – NAPOLI, 17 MAG – “Io voglio solo giustizia, voglio
che la verità riaffiori. Sto lottando da anni, tutto è iniziato
con una denuncia d’ufficio presentata a un centro al quale mi
rivolsi a seguito delle violenze subite, e oggi mi ritrovo
buttata per strada”. Dallo scorso 27 aprile vive in auto una
donna di 56 anni, sfrattata dall’abitazione che le era stata
concessa dal giudice dopo la separazione dal marito. Il
provvedimento è stato emesso nel 2020 ed è diventato esecutivo
21 giorni fa malgrado la sospensione degli sfratti disposta a
causa della pandemia. Come “mantenimento”, racconta, riceve solo
500 euro dal marito, una somma che non le consente di vivere
dignitosamente e così è stata costretta a fare della sua vettura
una casa. Di giorno è in giro e si ferma dove trova posto. Di notte
parcheggia nelle zone della città che ritiene più rassicuranti,
per evitare di incappare in quale malintenzionato. Poi la
mattina, grazie all’aiuto di qualche conoscente, riesce ad usare
il bagno e farsi una doccia. “Qualcuno mi ospita – dice – per
farmi usare il bagno ma purtroppo il letto non ce l’ho. Pensi
che i primi tre giorni non avevo neppure il bagno…”. Una
situazione insostenibile resa ancora più grave dai rischi legati
alla pandemia. La donna è mamma di due figli, di 25 e 22 anni, ed è
afflitta da piccole ma fastidiose patologie. Dopo 25 anni di
matrimonio con un imprenditore, si è sposata nel 1993, è stata
costretta alla separazione, nel 2017. Il giudice le affidò la
casa dove fino al quel momento aveva vissuto, mentre il marito
si trasferì in un’altra sua abitazione. “I dissidi con lui si sono acuiti nel corso di questi anni e
- sottolinea – per me la situazione è peggiorata costantemente:
percepisco un ‘mantenimento’ di appena 500 euro al mese, 400 dei
quali dovrebbero andare ai miei figli, ma io con 100 euro non
posso vivere. Ho anche subìto maltrattamenti fisici e morali, ma
ora quello che più conta è la dignità”. (ANSA).

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