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Vaccini anti-covid, ecco chi si oppone alla sospensione dei brevetti e perché

6 maggio 2021: il 106enne Ton Tran riceve la seconda dose del vaccino Pfizer a San Jose, California
6 maggio 2021: il 106enne Ton Tran riceve la seconda dose del vaccino Pfizer a San Jose, California   -   Diritti d'autore  Noah Berger/AP
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In teoria sembrerebbero tutti d'accordo nell'accoglierla come "una svolta epocale".

I maggiori paesi produttori stanno ipotizzando per la prima volta la sospensione dei diritti di proprietà intellettuale sui vaccini anti-COVID.

A dare il "la" sono stati gli Stati Uniti, con un annuncio arrivato in concomitanza con il meeting dei ministri G7 a Londra.

In un'inversione a U rispetto alla linea tenuta con l'amministrazione Trump e in vista del caos che il virus sta provocando in paesi come l'India, gli States hanno detto di appoggiare l'idea di rimuovere i brevetti sui vaccini.

Questa opzione è stata discussa per mesi all'Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO), sulla spinta di paesi come India e Sudafrica. Tuttavia, l'appoggio dell'amministrazione Biden pone la questione sotto una luce molto meno ipotetica.

La Commissione europea si è già detta disposta a discuterne, e anche lFrancia e Germania si sono espresse a favore.

Il capo dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) Tedros Adhanom Ghebreyesus ha accolto con favore l'annuncio degli Stati Uniti: "Mi congratulo per la loro decisione storica riguardo all'equità dei vaccini e la priorità del benessere di tutte le persone in un momento critico. Ora muoviamoci tutti insieme rapidamente, in solidarietà, basandoci sull'ingegnosità e sull'impegno degli scienziati che hanno prodotto i vaccini salvavita COVID-19".

Il capo del WTO, Ngozi Okonjo-Iweala, nelle osservazioni pubblicate sul sito web dell'organismo mondiale del commercio, ha detto che "è nostro dovere muoverci rapidamente per mettere sul tavolo un testo rivisto, ma anche per avviare e impegnarci in negoziati basati su tale testo".

"Sono fermamente convinto che una volta che potremo sederci con un testo reale davanti a noi, troveremo un modo pragmatico di procedere" che sia "accettabile per tutte le parti", ha aggiunto.

I sostenitori dell'idea hanno fatto la spola tra le missioni diplomatiche per far valere le loro ragioni, secondo un funzionario commerciale di Ginevra che non è autorizzato a parlare pubblicamente della questione. L'accordo rimane a un punto morto e le parti in causa rimangono distanti, ha aggiunto il funzionario.

L'Unione africana ha anche accolto con favore la "notevole espressione di leadership" dimostrata dagli Stati Uniti.

Chi si oppone all'abolizione dei brevetti sui vaccini?

A opporsi finora sono stati soprattutto i paesi ricchi, che controllano i brevetti: Stati Uniti, UE, Regno Unito, Australia, Canada, Brasile, Norvegia, Giappone, Svizzera.

Questo nonostante il fatto che l'accordo di Doha preveda la revoca temporanea della proprietà intellettuale in caso di emergenza sanitaria pubblica, in quello che alcune ONG come Human Rights Watch hanno definito uno "scandalo che ci riguarda tutti".

Al di là degli interessi strategici nazionali dei paesi produttori di vaccini, i rappresentanti dell'industria farmaceutica sono stati veloci a reagire, deplorando una decisione che a loro avviso non permetterà di produrre e distribuire vaccini in maggior numero e più velocemente.

"La decisione degli Stati Uniti di sostenere la sospensione temporanea dei brevetti sui vaccini COVID-19 è deludente", ha detto la Federazione Internazionale dell'Industria Farmaceutica (IFPMA).

"Siamo pienamente allineati con l'obiettivo di una rapida ed equa condivisione globale dei vaccini Covid 19" si legge nella dichiarazione della lobby. "Ma, come continuiamo a dire, una sospensione è una risposta semplice ma sbagliata a un problema complesso".

"Sospendere i brevetti non aumenterà la produzione o fornirà le soluzioni pratiche necessarie per combattere questa crisi sanitaria globale" conclude la nota dell'IFPMA. L'industria avverte anche che revocare i brevetti potrebbe mettere in pericolo l'innovazione futura.

Stephen Ubl, presidente e amministratore delegato della Pharmaceutical Research and Manufacturersof America, ha detto che la decisione degli Stati Uniti "seminerà confusione tra partner pubblici e privati, indebolirà ulteriormente catene di approvvigionamento già provate, e incoraggerà la proliferazione di vaccini contraffatti".

La dottoressa Michelle McMurry-Heath, direttore esecutivo del gruppo commerciale Biotechnology Innovation Organization, ha detto in una dichiarazione che la decisione minerà gli incentivi a sviluppare vaccini e trattamenti per future pandemie.

"Consegnare ai paesi bisognosi un ricettario senza gli ingredienti le garanzie e la considerevole manodopera necessaria non aiuterà le persone che aspettano il vaccino", ha detto.

Pfizer ha rifiutato di commentare l'annuncio di Biden, così come Johnson & Johnson, che ha sviluppato un vaccino monodose destinato a facilitare le campagne di vaccinazione nelle zone povere e rurali.

Moderna e AstraZeneca non hanno risposto immediatamente alle richieste di commento.

Sono le catene di fornitura e distribuzione il problema?

Secondo la lobby dell'industria farmaceutica, la mozione discussa dall'OMC e sostenuta da numerose organizzazioni non governative potrebbe addirittura essere dannosa, distraendo dalle vere sfide della produzione e della distribuzione.

Secondo l'IFPMA, i veri problemi sono posti da barriere commerciali, colli di bottiglia nella distribuzione, carenze di materie prime - su cui anche gli Stati Uniti si impegnano ad agire - e ldala limitata volontà dei paesi più ricchi di condividere le dosi con quelli in via di sviluppo.

"È un'industria molto complessa - ha dichiarato la lobby - che si regge su una scienza complicata e processi di produzione altrettanto complicati. Dobbiamo fare molta attenzione a chi trasferiamo le competenze".

"Non vogliamo fare nulla che mini la fiducia nei vaccini", fa eco Michelle McMurry-Heath, presidente della Biotechnology Innovation Organisation (BIO), un gruppo di aziende biotech.

"Dobbiamo riconoscere che ci sono solo una manciata di laboratori nel mondo che hanno l'esperienza, e dobbiamo concentrare i nostri sforzi per assicurarci che abbiano accesso agli ingredienti necessari per produrre il maggior numero di dosi il più rapidamente possibile", ha detto.

Michael Y**ee, un analista biotecnologico di Jefferies Group**, ha scritto agli investitori che i principali problemi di accesso per i paesi in via di sviluppo non sono i brevetti o il prezzo, ma una fornitura inadeguata dei materiali e delle competenze necessarie per produrre vaccini e mantenere un'alta qualità, standard che uno dei produttori a contratto di Johnson & Johnson negli Stati Uniti non è riuscito a rispettare, compromettendo l'efficacia di milioni di dosi.

"Le forniture per la produzione, le materie prime, le fiale, i tappi e altri materiali chiave sono in offerta limitata per il 2021" e potrebbero rimanere tali anche il prossimo anno e oltre, ha scritto Yee. Questo accade in parte perché ci vuole tempo per reperire o produrre tutti questi componenti, e Moderna e Pfizer hanno impegni per acquistarli "dai principali fornitori in grandi quantità per il prossimo futuro".

Ha aggiunto che Pfizer ha già chiesto l'autorizzazione a vendere il suo vaccino in India, che ha respinto la sua domanda richiedendo ulteriori studi, al contrario di Stati Uniti, UE e molti altri paesi che hanno concesso l'autorizzazione in condizioni di emergenza.

L'industria stima che più di 100 ingredienti del vaccino non sono attualmente disponibili.

Il direttore dell'IFPMA ha insistito che ci sono circa 275 accordi di produzione tra laboratori - a volte rivali - per raggiungere l'obiettivo di 10 miliardi di dosi di vaccino prodotte entro la fine dell'anno.