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Processo Black Monkey, per la Cassazione non fu mafia

Definitiva la sentenza per il gruppo capeggiato da Nicola Femia
Definitiva la sentenza per il gruppo capeggiato da Nicola Femia
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(ANSA) – BOLOGNA, 18 MAR – Il gruppo capeggiato da Nicola
Femia, che faceva profitti con le slot, non era un’associazione
mafiosa. A mettere la parola fine sulla vicenda è la Corte di
Cassazione, che ha dichiarato inammissibile il ricorso della
Procura generale di Bologna e ha depositato una sentenza di
oltre 41 pagine che chiude il processo chiamato ‘Black Monkey’,
dal nome dell’operazione della Guardia di Finanza e della Dda
che a gennaio 2013 vide eseguite 29 ordinanze di custodia
cautelare L’accusa di associazione ‘ndranghetistica era caduta in
appello a ottobre 2019, con condanne ridotte: per Femia, capo
dell’organizzazione, la pena era passata da 26 anni e 10 mesi
del primo grado a 16 anni. Parte civile nel processo era anche
il giornalista Giovanni Tizian, per le minacce che si sentivano
nelle intercettazioni tra gli indagati. Secondo la Cassazione, prima sezione penale, la Corte di
appello ha ben spiegato le ragioni per cui gli episodi estorsivi
contestati non siano espressivi del programma di un’associazione
necessariamente di tipo mafioso ed è stata inoltre correttamente
evidenziata l’assenza “di un concreto esercizio,
sufficientemente percepito, sul territorio di riferimento e nel
contesto sociale della forza di intimidazione tipica
dell’associazione di tipo mafioso, anche e specificamente in
riguardo alle categorie interessate dall’attività commerciale”. Né è significativo per valutare la ‘mafiosità’ del gruppo il
fatto che l’associazione capeggiata da Nicola Femia
intrattenesse rapporti con altri gruppi criminali di sicura
natura mafiosa. La Cassazione ha poi annullato senza rinvio per prescrizione
la sentenza nei confronti di quattro imputati e ha rinviato ad
un nuovo appello la sola posizione di Femia, per rideterminare
la pena per fatti commessi prima del 18 maggio 2009.
Inammissibili i ricorsi di altri sei imputati, tra cui i due
figli di Femia, Rocco Maria Nicola e Guendalina, condannati
dunque in via definitiva, rispettivamente, a dieci e cinque
anni. (ANSA).

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