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Shoah: a Rondine ricordo del questore Giovanni Palatucci

Salvò gli ebrei di Fiume, ne seguì sorte in campo di Dachau
Salvò gli ebrei di Fiume, ne seguì sorte in campo di Dachau
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(ANSA) – RONDINE (AREZZO), 08 FEB – Un ulivo piantato a
Rondine (Arezzo), la Cittadella della Pace, per ricordare
Giovanni Palatucci, l’ultimo questore di Fiume, in Istria, morto
di stenti nel campo di sterminio di Dachau il 10 febbraio 1945
in Germania dopo aver salvato decine di profughi ebrei ed
insignito della Medaglia d’Oro al merito civile. Per Israele
“Palatucci è Giusto tra i giusti. E il conferimento di Giusto
tra i giusti – ha detto il presidente della comunità ebraica di
Firenze Enrico Fink – non richiede gesti particolarmente
mirabolanti ma è sufficiente salvare una vita umana. Non
dobbiamo pensare a super eroi ma ad esseri umani che con una
scelta di coraggio fanno un gesto che ricorda come a ciascuno di
noi è richiesto di fare delle scelte anche in momenti
difficili”. “Il questore Palatucci ci ricorda che possiamo
scegliere il coraggio – ha proseguito Fink -. La capacità di
fare quella scelta è ancora più importante per le forze
dell’ordine che hanno il compito di proteggerci, ruolo a cui
Palatucci ha risposto fino alla fine”. La cerimonia è proseguita
con le parole del questore di Arezzo, Dario Sallustio:
“Palatucci fu un uomo tra gli uomini divenendo l’ultimo e
strenuo difensore di un’altra Italia che rifiutava di farsi
complice della barbarie nazista. A lui la Polizia di Stato in un
luogo simbolo dell’integrazione e del dialogo quale è Rondine ha
voluto dedicare la piantumazione di un albero di olivo testimone
meraviglioso di pace e di amore”. Toccante anche il saluto
dell’arcivescovo di Arezzo, Riccardo Fontana: “La memoria non è
solo dedicare una via o una piazza ma mettere al centro la
qualità della persona come ha fatto Palatucci, Servo di Dio”. Ha
concluso il presidente di Rondine, Franco Vaccari: “Rondine è
molto felice di ospitare, dopo Liliana Segre, la cerimonia
dedicata a Palatucci perché è luogo di rigenerazione dell’umano
proprio perché mette al centro la cura delle ferite, del dolore
accogliendo la tragedia dell’altro in una prospettiva che guarda
al futuro”. (ANSA).

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