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Carceri: attività rinserimento detenuti in uffici giudiziari

Intesa vertici giustizia Marche-Amministrazione penitenziaria
Intesa vertici giustizia Marche-Amministrazione penitenziaria
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(ANSA) – ANCONA, 25 NOV – “Mi riscatto per il futuro” è il
nome di un protocollo firmato nelle Marche per il reinserimento
sociale di detenuti attraverso attività di pubblica utilità
nell’ambito degli uffici giudiziari. I detenuti verranno
impiegati in varie attività – per ora presso la sede della Corte
di Appello e della Procura Generale di Ancona – quali, ad
esempio, la piccola manutenzione dei locali di pertinenza degli
Uffici, la sistemazione di archivi, attività di front-office o
di cura delle aree verdi annesse alle sedi giudiziarie. L’accordo è stato firmato il 20 novembre dal il presidente
della Corte di Appello di Ancona Luigi Catelli, dal Procuratore
generale di Ancona Sergio Sottani, dal Provveditore Regionale
dell’Amministrazione Penitenziaria dell’Emilia Romagna e Marche
Gloria Manzelli, dal Presidente del Tribunale di Sorveglianza di
Ancona Raffaele Agostini e dal Garante Regionale dei Diritti
della Persona della Regione Marche Andrea Nobili. Le concrete modalità di svolgimento delle attività dei
detenuti, individuati dalle singole Direzioni degli Istituti
Penitenziari e per i quali saranno formulati programmi di
trattamento ex art. 21 dell’Ordinamento Penitenziario, verranno
definite con convenzioni tra Istituti Penitenziari e Uffici
Giudiziari. Il Protocollo potrà estendersi anche ad altre sedi
di uffici Giudiziari del distretto della Corte di Appello delle
Marche, qualora fossero interessati. Obiettivo primario è dare piena attuazione all’art. 27 della
Costituzione e favorire l’avvio di progetti di sensibilizzazione
alla legalità, responsabilizzando e informando la collettività
delle problematiche che coinvolgono la popolazione carceraria.
Il Protocollo, al momento della durata di 18 mesi rinnovabili,
assume i caratteri di una campagna di prevenzione al disagio
sociale affinché il detenuto, attraverso l’impegno e la
responsabilità del lavoro, possa individuare percorsi di vita
alternativi al crimine. (ANSA).

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