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Rivolta in carcere a Bologna, la Procura accusa 49 detenuti

Accuse di danneggiamento e resistenza, 8 furono 'istigatori'
Accuse di danneggiamento e resistenza, 8 furono 'istigatori'
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(ANSA) – BOLOGNA, 13 NOV – Con un avviso notificato a 49
persone, la Procura di Bologna ha chiuso le indagini sulla
rivolta avvenuta in carcere il 9 marzo, quando all’inizio
dell’emergenza Covid i detenuti, come in altri penitenziari
d’Italia, diedero vita a una dura protesta con disordini,
impossessandosi di parte dell’istituto. Le indagini, coordinate
dal pm Elena Caruso, hanno identificato in otto persone gli
istigatori, coloro che avrebbero distrutto le plafoniere al neon
in un corridoio, gridando ‘Libertà, ora distruggiamo tutto”. Ci
sono poi altre accuse a vario titolo di resistenza e lesioni a
pubblico ufficiale per chi si oppose alla Polizia penitenziaria,
lanciando sedie, sgabelli o bombolette di gas contro il
personale e sbarrando i cancelli delle sezioni detentive, con
vari oggetti. Due detenuti rispondono di tentata evasione, per
quando cercarono di calarsi dal tetto, ma furono fermati dagli
agenti, mentre altri lanciavano oggetti per impedire
l’intervento della polizia penitenziaria. Tra gli indagati, Davide Santagata, 51enne del quartiere
Pilastro conosciuto per assalti al bancomat e fratello di
William e Peter, e Sonic Halilovic, giovane bosniaco che nel
2013 uccise a Bologna il meccanico Quinto Orsi, investendolo con
l’auto che gli aveva rubato. Non fa parte di quest’indagine la
morte di un detenuto 29enne tunisino, trovato cadavere l’11
marzo, episodio per cui è già stata chiesta l’archiviazione: il
decesso avvenne per overdose di farmaci. (ANSA).

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