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Covid: a Venezia nasce in tabaccheria un 'angolo solidale'

Per aiutare con oggetti donati famiglie in difficoltà economica
Per aiutare con oggetti donati famiglie in difficoltà economica
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(ANSA) – VENEZIA, 04 NOV – Ci sono una scaldabiberon e una
bicicletta, indumenti e giocattoli, scarpe e libri, ma anche
prodotti alimentari a lunga conservazione e qualche igienizzante
per la casa. All’interno di una tabaccheria di Venezia tra campo
San Giacomo da l’Orio e campo San Stin è stata creata una stanza
dedicata alla solidarietà. Si chiama “Angolo del Riuso solidale” e la sua mission la
spiega il tabaccaio-edicolante, Ennio Zane: “noi a casa abbiamo
tante cose che non utilizziamo più, ma quelle stesse cose
possono avere valore per una persona. Ad esempio chi non può
permettersi di acquistare un cappotto e chi non può fare la
spesa”. Un progetto che era nato a gennaio scorso, dopo l’acqua
alta eccezionale di due mesi prima che aveva messo in difficoltà
attività e famiglie, e ha ripreso fiato un paio di settimane fa
con l’aggravarsi dell’emergenza sanitaria Covid e i
contraccolpi turistici. “Grazie ad una signora che ha diffuso la notizia su gruppi
whatsapp – spiega Zane – l’angolo ha iniziato a riempirsi e oggi
abbiamo in media tra le 15 e le 20 persone al giorno che vengono
a prendere o lasciare qualcosa”. Tra loro alcune famiglie di
residenti in difficoltà con figlie minori, che vivono grazie
alla cassa integrazione, monogenitoriali e qualche ex
lavoratrice che faceva le pulizie negli appartamenti turistici.
“Sono persone che fino a poco tempo fa avevano un impiego e che
faticano a rivolgersi alla Caritas o alla parrocchia – rileva -.
Spesso proprio chi ha più bisogno fa fatica a chiedere, e il
messaggio che vogliamo dare è quello di un angolo di solidarietà
‘informale’ all’interno di una qualsiasi tabaccheria e non di
un’associazione o istituzione, crea meno imbarazzo”. All’interno della stanza anche qualche zainetto per la scuola
e marsupi, cappotti e piumini per l’arrivo delle basse
temperature. “Non vogliamo sostituirci alle associazioni di
volontariato – conclude Zane – ma semplicemente dare una mano
alle famiglie in difficoltà della zona. Una forma di
‘solidarietà di quartiere’ che sta iniziando a farsi conoscere e
con la quale è iniziata una collaborazione con la parrocchia”.
(ANSA).

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