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Scuola: test ai prof, medici famiglia 'noi a rischio'

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Di ANSA
Smi, vengano fatti in Asl o a scuola non negli studi medici
Smi, vengano fatti in Asl o a scuola non negli studi medici
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(ANSA) – ROMA, 22 AGO – Si aprono delle crepe
nell’organizzazione dei test sierologici che da lunedì saranno a
disposizione in tutte le regioni (tranne nel Lazio e in Toscana
dove sono già partiti) del personale della scuola che vorrà
sottoporvisi. Alcuni medici di famiglia infatti hanno timori a
praticarli nei loro studi medici perchè, sostengono, non ci sono
sufficienti misure di sicurezza per svolgerli. “Il nostro -
spiega Pina Onotri, segretario generale dello Smi, sindacato
medici italiani che rappresenta circa 8 mila medici tra
ospedalieri, di famiglia e guardie mediche – è un no motivato:
non vorremmo si replicasse quello che è successo negli ospedali
o nelle Rsa. Non tutti gli studi medici sono strutturati in modo
tale che siano sanificabili e li’ dove ci fossero dei positivi,
il medico dovrebbe stare in quarantena e lo studio
conseguentemente rimarrebbe sarebbe paralizzato”. Ogni medico di
famiglia ha in carico circa 1500 pazienti e laddove ci sono
studi con più medici, si arriva a oltre 10 mila pazienti;. Oltre
che dai medici di medicina generale, i test possono essere
eseguiti presso la Asl competente per il territorio. “La sanificazione dello studio del medico di famiglia -
afferma Ludovico Abbaticchio, presidente dello Smi – deve essere carico del sistema sanitario e così deve avvenire con lo
smaltimento dei rifiuti, che attuando i test deve avvenire
quotidianamente. Insomma, ci devono essere dei criteri minimi di
garanzia e sicurezza. Perchè non fare questi test nelle
strutture preposte, le Asl o nelle stesse scuole? Siamo
disponibili in tal senso”. Per lo Smi saranno numerosi i medici
di famiglia che preferiranno non effettuare i test al personale
scolastico. (ANSA).

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