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Processo Floyd, penumologo: "È morto per asfissia, non per la droga"

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Lo pneumologo Martin Tobin al processo Floyd
Lo pneumologo Martin Tobin al processo Floyd   -   Diritti d'autore  Court TV via AP, Pool
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George Floyd è morto per mancanza di ossigeno, in quanto bloccato a terra da Derek Chauvin e con le mani ammanettate dietro la schiena. È quanto emerso nella nona giornata del processo a Minneapolis all'ex poliziotto, accusato della morte dell'afroamericano che la scorsa primavera scatenò il movimento Black Lives Matter.

A testimoniare il dottor Martin Tobin, esperto in medicina polmonare e terapia intensiva, che ha visionato le cartelle cliniche. Alla domanda del pubblico ministero, Jerry Blackwell, sulla causa della morte di Floyd, lo pneumologo risponde con un ragionevole grado di certezza, che "l'uomo è deceduto a causa di un basso livello di ossigeno, che gli ha provocato un danno al cervello e un'aritmia, quest'ultima poi causa dell'arresto cardiaco".

Il medico ha spiegato di aver guardato i video degli ultimi minuti di vita di Floyd "centinaia di volte". Circa tre minuti prima che Chauvin togliesse il ginocchio dal collo dell'uomo, ha spiegato Tobin, "non era più rimasto un grammo di ossigeno nel suo corpo".

Il 47enne non è quindi morto, come sostiene la difesa di Chauvin, per la presenza di droghe e altre medicine nel suo corpo, già compromesso dalla dipendenza da sostanze stupefacenti. "Anche una persona sana, che fosse stata sottoposta a quello a cui è stato sottoposto il signor Floyd, sarebbe morta", ha detto Tobin.