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Le reazioni all'uccisione dell'ambasciatore Attanasio e la sua scorta

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Rimpatrio salma ambasciatore Attanasio
Rimpatrio salma ambasciatore Attanasio   -   Diritti d'autore  AFP
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Aveva testimoniato tante volte non solo la sua umanità ma anche la sua profonda passione nel lavoro che aveva scelto, rafforzato dalla condivisione dell'impegno umanitario e cristiano con la moglie Zakia Seddiki, fondatrice e presidente dell'associazione umanitaria 'Mama Sofia' a sostegno delle donne in Africa.

L'ambasciatore Luca Attanasio, padre di tre bambine, insieme alla moglie lo scorso ottobre aveva ricevuto il Premio Internazionale Nassiriya per la Pace. E in una missione umanitaria ha perso la vita insieme alla sua scorta, il carabiniere Vittorio Iacovacci e all'autista congolese Mustapha Milambo.

Le condoglianze del presidenteTshisekedi

Nella sua casa di Kinshasa si è recato per le condoglianze anche il presidente congolese Felix Tshisekedi che ha avuto parole di elogio per il diplomatico italiano ed ha assicurato la sua volontà di individuare i colpevoli. L'attacco che ha colpito al cuore la missione diplomatica italiana in Congo resta per ora poco chiara.

Una lunga ricerca della verità

Abbiamo chiesto al salesiano congolese Ghislain Nkiere, che conosceva l'ambasciatore, per quale ragione potrebbe essere finito nel mirino di un gruppo armato. Don Nkiere non trova ragioni che possano giustificare questo atto vile e definisce tutta la zona del parco naturale a nord di Goma come una terra di nessuno in cui si scontrano contrabbandieri, bracconieri, saccheggiatori di tesori minerari, milizie le più disparate che giungo anche dai paesi vicini. "Bisognerà fare una grande indagine per ricostruire bene le cose": ha detto il salesiano.

La parole di Monica Corna

"L'ambasciatore italiano nella Repubblica Democratica del Congo, "era vicino al mondo missionario che opera nell'est del Paese", dove è stato ucciso insieme al carabiniere di scorta. Lo riferisce, parlando con l'agenzia vaticana Fides, Monica Corna, capo missione salesiana Vis (Volontariato Internazionale per lo Sviluppo) nella Rdc, che ha lavorato a fianco dei Salesiani per 18 anni. "Il dottor Attanasio era bene conosciuto dalla comunità missionaria nel Nord Kivu - continua Corna, che da 18 anni opera con il Vis presso il centro don Bosco a Goma, il capoluogo della provincia orientale congolese - Era sicuramente una persona molto entusiasta, che credeva in quello che faceva. L'ambasciatore Attanasio si era recato nel Nord Kivu per constatare di persona la difficile realtà delle popolazioni locali: per lui era importante vedere una certa realtà per avere una visione diretta, per essere un vero testimone".

La dinamica dell'attacco

Sulla dinamica dell'agguato Corna afferma: "non ho elementi per fare supposizioni su quel che è successo", ma aggiunge che "se è comprensibile l'emozione che la morte dei nostri connazionali ha suscitato in Italia, non bisogna cedere alla rabbia e spero che un atto del genere non faccia dire a qualcuno 'basta aiuti al Congo'. Questo sarebbe andare contro lo spirito che ha animato l'ambasciatore Attanasio, che credeva che la Repubblica Democratica del Congo dovesse avere il posto che le spetta tra le nazioni".

L'agguato che ha portato all'uccisione dei tre uomini è avvenuto nella mattinata di ieri, 22 febbraio, nei pressi del villaggio di Kibumba, tre chilometri da Goma. "La reazione dei congolesi è di dolore e di sgomento", dice ancora la volontaria. "Molti si chiedono perché questo Paese deve far notizia a livello internazionale solo quando accadono tragedie del genere".