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Ai cancelletti di partenza: Italia verso la riapertura degli impianti sciistici

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Un uomo seduto su una delle poche seggiovie aperte per gli allenamenti degli atleti, a Cortina D'Ampezzo
Un uomo seduto su una delle poche seggiovie aperte per gli allenamenti degli atleti, a Cortina D'Ampezzo   -   Diritti d'autore  AP Photo/Antonio Calanni
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Sciolinate gli sci, date una pulita agli scarponi rimasti chiusi in garage da quasi un anno. Tra qualche giorno - normalmente - si torna a sciare in Italia. Tra il 15 e il 17 febbraio i principali comprensori delle Alpi riaprono.

L'ultima regione in ordine di tempo ad aver dato il via libera è stata il Piemonte, che ha firmato l'ordinanza.

La vigilia ci aveva pensato il Governatore della Lombardia, Attilio Fontana, garantendo la riapertura delle stazioni lombarde dal 15 febbraio al 31 marzo. In Valle d'Aosta si dovrebbe ripartire il 18 febbraio. L'unico che resta, per il momento, in panchina è l'Alto Adige, attualmente in zona arancione. Il Cts ha infatti dato l'ok alla riapertura per le zone gialle, non per quelle arancioni o rosse.

Ad ogni modo i comprensori dovranno rispettare il protocollo sanitario: il numero massimo delle presenze giornaliere non potrà infatti superare il 30% della portata oraria complessiva di tutti gli impianti di risalita. Per le stazioni con al massimo due impianti complessivi si sale al 50% della portata oraria complessiva. L'uso degli impianti di risalita dovrà avvenire secondo quanto previsto nelle "Linee guida per l'utilizzo degli impianti di risalita nelle stazioni e nei comprensori sciistici da parte degli sciatori amatoriali", approvato dalla Conferenza delle Regioni lo scorso 8 febbraio.

L’ultima parola spetta comunque al governo, che entro lunedì prossimo deve decidere anche sugli spostamenti. Se sul tema mobilità inter regionale è probabile una proroga del divieto, sugli impianti da sci dovrebbe arrivare l'ultimo fondamentale semaforo verde.

Video editor • Cinzia Rizzi