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Ue, vertice dei ministri degli Esteri: l'agenda si sposta a Est

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Ue, vertice dei ministri degli Esteri: l'agenda si sposta a Est
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I ministri degli Esteri dell'Unione europea hanno avuto molto da discutere al vertice di lunedì, a Bruxelles.
Le potenziali sanzioni contro la Russia per la detenzione del leader dell'opposizione, Alexei Navalny, erano una delle priorità in agenda.
In primo piano anche gli sforzi per allentare le tensioni con la Turchia.

Dopo i colloqui, Euronews ha incontrato i ministri degli esteri di Grecia, Nikos Dendias, e Ungheria, Péter Szijjártó, per discutere le prossime mosse dell'Unione su tutte le questioni più urgenti.

L'asse Ungheria-Russia, dal gas ai vaccini

- Péter Szijjártó, lei è stato a Mosca venerdì scorso. Ha chiesto il rilascio di Alexei Navalny?

"Avevamo all'ordine del giorno questioni bilaterali molto importanti. Ho dovuto negoziare l'acquisto di una partita di vaccini dalla Russia, dato che il nostro ente nazionale del farmaco ha approvato l'uso di emergenza del vaccino prodotto dai russi. E, d'altra parte, ho dovuto assicurare l'approvvigionamento di gas al Paese per il futuro, visto che il nostro accordo di acquisto di gas a lungo termine scadrà in l'autunno. Quindi, avevamo questioni bilaterali molto importanti all'ordine del giorno e i miei negoziati riguardavano solo questioni bilaterali".

- Quando si parla del gas, molti qui a Bruxelles sostengono che la Germania dovrebbe semplicemente fermare i progetti del Nord Stream 2 a causa della questione Navaliy. Lei pensa che questo sia uno scenario realistico?"

"Beh, penso che dovremmo lasciare la questione alla Germania perché discuta e decida. Quello che so per certo è che la diversificazione, quando si tratta di approvvigionamento di gas in Europa - sia che si tratti di diversificazione delle rotte che delle fonti - è importante. Il gas gioca ancora un ruolo fondamentale nell'approvvigionamento energetico dell'intero continente".

Non c'è più Trump: l'Ungheria che fa?

- Ora, con la presidenza di Joe Biden, avremo una nuova era nelle relazioni tra Ungheria e Stati Uniti. L'Ungheria è stata uno dei pochi Paesi che ha sostenuto apertamente Donald Trump. Il primo ministro Orbán ha detto di non avere un piano B. Il governo ungherese ha un piano B ora?

"Non è assolutamente un'esagerazione dire che tra il 2016 e il 2020 abbiamo avuto la migliore relazione politica di sempre tra i due Paesi, e questo era dovuto principalmente all'ottimo rapporto personale tra l'ex presidente degli Stati Uniti e il primo ministro dell'Ungheria. Quello che speriamo ora è che gli standard di questa relazione politica rimangano alti come lo sono stati negli ultimi quattro anni".

- Lei ha anche criticato personalmente Joe Biden e suo figlio: ha sollecitato un chiarimento sul presunto caso di corruzione in Ucraina. Si rammarica di questo?"

"Penso che, quando si citano le cose, sia necessario essere puntuali. È capitato questo: non ho criticato nessuno perché non è il mio lavoro discutere la qualità dei candidati alla presidenza di qualsiasi altro Paese. Ora, il presidente Biden ha invece criticato l'Ungheria e l'ha definita un paese autocratico. Il che penso che riveli una mancanza di rispetto e di fiducia nei confronti di un Paese. Siccome è successo prima delle elezioni, questo potrebbe essere spiegato con il fatto che durante le campagne elettorali vengono dette cose che non vengono dette poi. Ma, ovviamente, abbiamo chiesto più rispetto nei confronti dell'Ungheria a questo proposito. E siamo abbastanza sicuri che, se il nuovo presidente vuole trattare con l'Europa centrale, allora, siamo pronti a collaborare con lui".

Vaccini, consegne lente: "Compriamo dai russi"

- Lei è anche uno dei referenti nel governo ungherese per l'acquisto di vaccini anti-coronavirus all'esterno dell'Unione. E sta criticando molto duramente la strategia comune di Bruxelles sui vaccini. Questo non è un segreto, ma vorrei sapere se l'Ungheria starebbe meglio senza questa strategia, in concorrenza con la Germania, la Francia e altri Paesi?

"Quello che vedo è questo: il produttore, che ha avuto la priorità dall'Unione europea, sta consegnando più vaccini agli Stati Uniti, al Regno Unito e a Israele, rispetto agli Stati membri dell'Unione. Questo è un fatto e penso che debba essere almeno spiegato in una certa misura. Le aspettative erano molto alte e ora vediamo che le consegne sono molto più lente, e ci sono meno dosi di vaccino rispetto a quelle che avrebbero dovuto esserci. Alcune istituzioni e burocrati europei continuano ad attaccare i Paesi che stanno cercando fonti alternative in questo senso. Per noi, il vaccino non è una questione politica. Non è una questione ideologica. Si tratta di salvare la vita delle persone. Ecco perché abbiamo negoziato con i russi, o ci siamo accordati con loro, perché il nostro ente nazionale ha approvato l'uso di emergenza, ha dato l'autorizzazione per la somministrazione del vaccino russo in Ungheria".

- Chi si assume la responsabilità per l'uso del vaccino russo?

"Guardi, il nostro ente nazionale ha esaminato il vaccino, fisicamente e virtualmente. Nel momento in cui abbiamo ricevuto i campioni, sono state fatte delle visite nei luoghi dove vengono prodotti questi vaccini, è stata studiata la documentazione ed è stata data l'autorizzazione. Guardi, capisco che tutti vorrebbero parlare di questioni filosofiche, ma poiché l'ente ha dato l'approvazione sulla base della documentazione, compresi i possibili effetti collaterali, io come politico non potevo fare altro che fare l'accordo con i russi. Quindi, le questioni scientifiche dovrebbero essere lasciate a coloro che sono competenti in materia".

Ungheria e stato di diritto

- Cambiamo argomento perché, lo scorso dicembre, l'Unione europea ha approvato il bilancio settennale e c'è un nuovo strumento collegato ad esso, che si chiama meccanismo dello stato di diritto. Pensa che, a causa di questo, l'Ungheria riceverà meno fondi europei?"

"No, voglio dire, perché dovremmo? Non abbiamo problemi con lo stato di diritto e non abbiamo problemi con le condizioni della democrazia. Perché siamo una democrazia e lo stato di diritto si applica in Ungheria in maniera molto chiara".

- Allora perché l'Ungheria ha posto il veto?

"A causa della nostra esperienza. Da quando siamo in carica, siamo sotto attacco per questioni politiche e ideologiche. Questioni che, chi le pone, le denomina come "Stato di diritto", ma non hanno nulla a che vedere con le questioni relative allo Stato di diritto. Siamo sotto attacco per quello che pensiamo sulla migrazione, per le nostre idee sulla famiglia, siamo sotto attacco per quello che pensiamo sul patriottismo. Non ha niente a che fare con lo stato di diritto. Siamo continuamente sotto attacco per motivi politici, perché quello che stiamo facendo è semplicemente indigesto al mainstream liberale internazionale. E nel frattempo, abbiamo successo".

- 25 stati membri hanno sostenuto questo meccanismo. Fanno tutti parte di questo mainstream liberale?

"Non ho mai commentato le posizioni degli altri Paesi perché penso che sia bene per il rispetto reciproco. Rispetto la loro posizione. Rispetto il fatto che guardino la questione da un angolo diverso. Non sono stati sotto attacco negli ultimi 11 anni. E capisco che abbiano un approccio diverso. Non ho mai commentato questo. Io penso che abbiano il diritto di farlo, come noi abbiamo il diritto di esercitare il veto in questo senso, perché esercitare veto su questa e altre questioni è un fondamento nel trattato dell'Unione europea. Quindi, sfidare il nostro diritto a discutere, sfidare il nostro diritto di andare a un dibattito è molto antidemocratico, penso".

La Grecia sul caso Navalny

- Nikos Dendias, nonostante gli appelli di alcuni Stati membri, compresi gli Stati baltici o la Polonia, i ministri degli Esteri dell'Unione europea hanno deciso di non imporre nuove sanzioni ai responsabili russi della detenzione di Alexei Navalny. È d'accordo con questo approccio? In questa fase in che modo l'Europa dovrebbe trattare con la Russia?

"Siamo in linea con la posizione assunta dalla grande maggioranza degli Stati membri, così come è stata espressa da Josep Borrell, cioè che dovremmo dare una possibilità alla Russia di ripensarci. E, dopo 30 giorni, discuteremo di nuovo la questione. Ecco a che punto siamo".

Nel tweet di Josep Borrell, Alto Rappresentante dell'Unione per gli Affari esteri e la Politica di sicurezza: "Discusso oggi con i ministri degli esteri dell'UE su #Russia e sviluppi sul caso di Alexey @navalny\_. Ho informato i ministri della mia prossima visita a Mosca per discutere con le autorità russe tutte le questioni rilevanti e passare messaggi chiari. #FAC_".

Tensioni tra Grecia e Turchia: a che punto siamo?

- Le sanzioni discusse per mesi sulle attività illegali della Turchia nel Mediterraneo orientale rimangono ancora in sospeso, nonostante la decisione politica del Consiglio a dicembre. Il ministro degli Esteri tedesco ha detto chiaramente che questa nuova atmosfera positiva da parte turca non dovrebbe essere appesantita da nuovesanzioni. Pensa che il nuovo clima più disteso giustifichi questo, e cioè la rimozione delle sanzioni dal tavolo?

"Beh, mi permetta di dire che le sanzioni non erano neppure sul tavolo. Di certo, Heiko Maas ha detto esattamente quello che lei ha ricordato, ma le sanzioni non sono state discusse. Non erano all'ordine del giorno. Ciò di cui abbiamo discusso sono stati gli affari correnti: come lei ha detto molto giustamente, è la presa d'atto dell'enorme cambiamento nella politica turca, dalla diplomazia delle cannoniere a una sorta di sforzo per persuadere tutti che la Turchia stia diventando un interlocutore normale, in grado di discutere con noi sulla base del diritto internazionale. Bene, aspettiamo e vediamo cosa faranno i Turchi".

- Quindi lei dice che sono ancora sul tavolo.

"L'Unione Europea dice che le sanzioni sono sul tavolo e spera che non vengano attuate. E il modo per non attuarle è che la Turchia rispetti il diritto internazionale".

- Non vede il rischio che forse la Turchia prenda così quello che vuole, con un atteggiamento di positività verso l'Unione prima e il ritorno alle posizioni precedenti poi?

"Bene, speriamo che il presidente Erdogan e il mio amico Çavuşoğlu vedano chiaramente dov'è l'interesse della società turca. E io sono una delle persone che credono che il vero interesse della società turca e della Turchia stessa siano le buone relazioni con l'Unione europea. E forse, chissà, un giorno in futuro, quello di diventare membri dell'Unione. Ma questo significa relazioni più strette e piena adesione al diritto acquisito europeo. Permettetemi di ricordare che l'acquis europeo consiste anche, naturalmente, nella Convenzione internazionale del diritto del mare. Quindi, la Turchia alla fine deve sottoscriverla".

Prove tecniche di dialogo nel Mediterraneo orientale

- E ora veniamo ai colloqui esplorativi che sono ripresi per la prima volta dopo cinque anni. Vorrei chiederle, qual è la sua aspettativa realistica in relazione a questo processo?

"Beh, devo essere d'accordo con tutti quelli che dicono che questo è un passo importante, ma permettetemi di dire che non è un grande passo. I colloqui esplorativi non sono negoziati, sono colloqui a livello di ambasciata, che cercano di definire i termini di riferimento per avere dei veri negoziati. Quindi, si tratta del primo confronto dopo cinque anni. A proposito, siamo sinceri, è la Turchia ad avere interrotto gli incontri nel 2016, non la Grecia come sostiene la Turchia, ma naturalmente va bene così. Andiamo al di là di questo. La questione importante è che siano ripresi. Vedremo come si procederà da questo momento in poi".

- Quali sono le vostre linee rosse, i punti fermi, in questo processo? Ce ne sono?

"Non definiamo un argomento con linee rosse, ma cerchiamo di vedere il lato positivo delle cose. LaTurchia ha deciso, dopo tutto, che la diplomazia delle cannoniere non porta a nulla e di dare vita a uno sforzo per raggiungere un'intesa con la Grecia, Cipro, l'Unione europea. Ritengo che questo sia qualcosa di estremamente importante e spero che vi si possa costruire".

- E, in questo contesto, la settimana scorsa, la Grecia ha esteso le sue acque territoriali verso l'ovest e il Mar Ionio e ha detto che sta progettando di farlo anche a est. Insiste ancora su questo punto, nonostante i rinnovati avvertimenti della Turchia pronta a un'azione militare, se così fosse?

"Devo dire che questo è stato annunciato dal primo ministro Mitsotakis nell'agosto 2020. E l'estensione delle acque territoriali del Paese è un diritto che lui ha affermato. Non è un diritto che deve negoziare con chiunque altro. Si tratta di un diritto sovrano della Grecia e il Paese lo eserciterà quando il governo penserà che sia il momento giusto per farlo. Non si negozierà su questo con la Turchia o, per questa materia, con chiunque altro".

- Parliamo delle divergenze che la Grecia ha con la Turchia nel Mediterraneo orientale. Naturalmente, il focus è soprattutto l'esplorazione delle risorse naturali. Abbiamo visto che la Grecia ha fatto molti accordi con diversi attori della regione, tra cui Israele, l'Egitto, ecc. Questo significa che la Grecia può andare avanti senza la Turchia?

"Ma noi non vogliamo escludere la Turchia da nulla. Questo è assolutamente sbagliato, ed è esattamente il contrario. Vogliamo coinvolgere la Turchia in tutto. Ma nell'ambito di una serie di regole. E attraverso queste regole, le regole del diritto internazionale, la Grecia vorrebbe avere una relazione cordiale e reciprocamente vantaggiosa con la Turchia. Penso che questo sia il nostro modo di procedere. È il modo di procedere per la Turchia. Questa è la via da seguire per tutti".

Le nuove relazioni transatlantiche, secondo la Grecia

- Guardando oltre l'Europa, c'è il cambiamento negli Stati Uniti con una nuova amministrazione. Sappiamo che Erdogan ha appena perso un ottimo amico della Casa Bianca. Questo significa per lei che, ora, la nuova amministrazione sarà più favorevole agli interessi della Grecia?

"Non stiamo cercando favori dalla nuova amministrazione americana. E parlando dell'amicizia tra il presidente Trump e il presidente Erdogan, devo dire che la Grecia non ha avuto alcun problema con l'ex Segretario di Stato Pompeo, proprio il contrario. Pompeo ha avuto un'enorme comprensione in relazione ai problemi della regione e, qualsiasi cosa abbia cercato di fare, penso sia stata accolta molto positivamente da parte greca. La nuova amministrazione Biden è composta da persone che hanno una profonda conoscenza dei Balcani, una profonda conoscenza dell'Europa sud-orientale, e sanno qual è la situazione sul campo. Quindi non vediamo l'ora di lavorare con loro, non perché, di nuovo, mi ripeto, ci aspettiamo favori , ma perché lavorare con persone che conoscono la regione sarebbe estremamente utile per risolvere le divergenze esistenti".

- Abbiamo sentito ripetutamente molti funzionari e leader dell'Ue dire che vogliono coordinarsi in politica estera con la nuova amministrazione in questa nuova era di relazioni transatlantiche. Cosa significa questo per voi?

"Siamo franchi, è molto importante che l'Unione europea e gli Stati Uniti si mettano d'accordo. Dopo tutto, crediamo nelle stesse regole e negli stessi principi. Quindi è molto importante che ci si avvicini e che, qualsiasi differenza esista, si cerchi di risolverla e di andare avanti insieme. C'è una profonda sintonia tra gli Stati Uniti e l'Unione europea. E devo dire che questo è qualcosa su cui possiamo costruire".