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Coprifuoco, scaramucce e vaccini 'alternativi': cronache sul Covid in Europa

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Coprifuoco, scaramucce e vaccini 'alternativi': cronache sul Covid in Europa
Diritti d'autore  Christophe Ena/Copyright 2020 The Associated Press. All rights reserved
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I Paesi Bassi hanno imposto il primo coprifuoco dalla seconda guerra mondiale: per arginare il contagio, non sarà permesso uscire tra le 20.30 e le 4.30 del mattino, se non per casi di evidente necessità.

Il primo ministro Rutte ha difeso la misura come ultima risorsa per frenare la corsa del virus, anche alla luce della velocità di diffusione della nuova variante britannica. La minoranza invece ha bollato il provvedimento come ''un'eccessiva restrizione della libertà''.

Wilders, leader del più grande partito di opposizione, ha definito il coprifuoco "un segno di totale impotenza e panico" da parte del governo.

Se non panico, un certo scompiglio ha creato l'intervento al Parlamento ceco del deputato Lubomír Volný, che ha parlato senza mascherina in occasione del dibattito sull'estensione dello stato di emergenza.

Interrotto durante il suo discorso, il parlamentare sarebbe stato protagonista di uno scontro con il presidente dell'assemblea e altri deputati. La scaramuccia in Parlamento ha attirato l'attenzione dei media dei Paesi vicini. Le agenzie di stampa tedesche e austriache hanno rilanciato la notizia dello scontro fisico, che ha coinvolto diversi deputati.

Maggiore consenso, invece, in Portogallo sulle nuove misure restrittive, che prevedono la chiusura degli istituti scolastici per altre due settimane, in considerazione dell'impennata dei casi di contagio.
Il sistema ospedaliero è sotto stress il numero di pazienti in ospedale - quasi 5.500 - e in terapia intensiva, circa 700, è salito a nuovi massimi storici.

Tornando al gruppo di Visegrád, l'Ungheria è diventata il primo Paese dell'Unione europeo ad approvare il vaccino Sputnik V. Il ministro degli Esteri ungherese era in viaggio verso Mosca, giovedì, per discutere l'acquisto delle dosi di Sputnik V.

Critico nei confronti di Bruxelles il primo ministro Orbán: "Se le spedizioni di vaccini arrivano a questo ritmo dall'Europa, dobbiamo affidarci a fonti alternative".