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Francia, un Natale a prova di Covid: vince la tradizione

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Francia, un Natale a prova di Covid: vince la tradizione
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Aria di neve, il calore di una tavola imbandita e soprattutto un bell'albero di Natale. Le feste iniziano anche da qui, dove crescono gli abeti che tra qualche giorno troveranno il loro posto nei salotti di tutta la Francia.
In questo momento, una dozzina di operai¨ è intenta a tagliare e imballare, sotto l'occhio vigile del titolare René Jonquille.

René appartiene a una famiglia di orticoltori, che vende al pubblico alberi cresciuti senza il supporto di sostanze chimiche. Di solito, in questo periodo, ne taglia circa 12.000, ma quest'anno le ordinazioni sono diminuite.
René rimane ottimista anche se le restrizioni di movimento rendono imprevedibili le abitudini di acquisto dei consumatori.

"Penso che venderemo comunque gli alberi di Natale, ma non sappiamo se i clienti li compreranno nel nostro punto vendita, nei centri di giardinaggio o nei supermercati - dice l'imprenditore - cè molta incertezza".

L'anno scorso in Francia sono stati acquistati quasi 7 milioni di alberi di Natale per un fatturato stimato di oltre 190 milioni di euro. E, nonostante la pandemia, sembra che i francesi non vogliano rinunciare alla tradizione di un bell'abete addobbato.

Ma alcuni prodotti non si trovano su Amazon. È il caso dei classici dolci natalizi. Lo speciale tronchetto di Natale è fatto con pasta di cacao, burro e scorza d'oro commestibile: una prelibatezza che va a ruba sotto le feste di fine anno.

Il mese di dicembre rappresenta circa il 40% del fatturato dei cioccolatieri.

"Abbiamo scelto di fare la stessa quantità di bûches quest'anno. Penso che i francesi festeggeranno ancora il Natale e i tronchetti rimarranno qualcosa di molto tradizionale - commenta il cioccolatiere Valentin Bonnin - ritengo perciò che la torta di cioccolato sarà ancora un must".

Sembra, dal flusso di clienti nei negozi di prodotti tipici e specialità natalizie, che i francesi stiano pianificando il Natale in anticipo rispetto agli anni precedenti. Forse, anche perché la tradizione e la famiglia rimangono un collante che tiene uniti in tempi di crisi.