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Ancora proteste in Polonia contro la legge sull'aborto. Arrestata una fotoreporter

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Scontri tra polizia e manifestanti davanti al Ministero dell'Istruzione a Varsavia, Polonia
Scontri tra polizia e manifestanti davanti al Ministero dell'Istruzione a Varsavia, Polonia   -   Diritti d'autore  Czarek Sokolowski/Copyright 2020 The Associated Press. All rights reserved.
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Una coda di auto sulle arterie principali che portano a Varsavia, in segno di protesta nei confronti della controversa legge sull'aborto che sta scuotendo gli animi in Polonia da oltre un mese. I manifestanti hanno anche bloccato l'ingresso al Ministero dell'Istruzione.

I manifestanti sono in piazza quotidianamente dal 22 ottobre, quando la Corte costituzionale ha stabilito che l'aborto in caso di malformazioni congenite del feto è incostituzionale.

"E' un mese che siamo in strada a protestare, perché non siamo d'accordo con la legge sull'aborto", dice una studentessa. "Prima le restrizioni erano già molto rigide, ma ora è impossibile un aborto legale in Polonia e questo è ancora più pericoloso. Voglio poter scegliere e voglio poter decidere del mio corpo".

Poco dopo l'inizio della protesta, la polizia ha allontanato con la forza alcune persone, tra le quali una fotoreporter, Agata Grzybowska, accusata di aver aggredito un agente. Mentre i poliziotti la trascinavano via, i passanti chiedevano loro di lasciarla andare, in quanto reporter. Un folto gruppo di manifestanti si è poi radunato fuori dal commissariato dove era stata portata la donna.

Czarek Sokolowski/Copyright 2020 The Associated Press. All rights reserved.
La fotoreporter Agata Grzybowska, a sinistra, detenuta dalla polizia a Varsavia, PoloniaCzarek Sokolowski/Copyright 2020 The Associated Press. All rights reserved.

Grzybowska - la prima giornalista ad essere stata arrestata dall'inizio delle proteste - ha negato e le immagini video che girano dell'incidente sembrerebbero confermare, che la donna non ha avuto nessun atteggiamento aggressivo. Il portavoce della polizia, Mariusz Ciarka, ha giustificato l'azione da parte degli agenti, con il fatto che questi non si fossero resi conto, al momento dell'arresto, che si trattava di una giornalista.