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Cile, un anno dopo: ancora in piazza contro corruzione e carovita

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Cile, un anno dopo: ancora in piazza contro corruzione e carovita
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Non la pandemia, non l'approssimarsi del referendum - il cosiddetto plebiscito nazionale - che il prossimo 25 ottobre chiamerà i cileni ad esprimersi sulla modifica alla Costituzione redatta da Augusto Pinochet.
In Cile niente ferma la protesta, a un anno dalla prima mobilitazione. Ci hanno provato gli agenti di polizia di Santiago che hanno dispiegato gli idranti e fatto ricorso ai gas lacrimogeni per disperdere la folla.

Secondo le autorità di sicurezza, almeno sette persone sono state arrestate durante i disordini.

Il Cile è in fermento dal 18 ottobre dell'anno scorso, quando una protesta studentesca per un modesto aumento delle tariffe della metropolitana è deflagrata in un movimento molto più ampio contro corruzione e carovita.

Il Cile si conferma essere un Paese molto 'diseguale', nonostante il fatto che oggi ci sia meno povertà rispetto al passato. Uno dei problemi più sentiti è il gap tra i ricchi e la classe media, che ha visto precipitare in maniera significativa la propria qualità di vita.

Secondo i dati dell’Istituto nazionale di statistica del Cile, la metà dei lavoratori cileni percepisce uno stipendio non superiore a 400mila pesos (490 euro).