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Austria, il Partito della Birra mette pressione ai politicanti di professione

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Alle elezioni comunali e regionali di Vienna, domenica scorsa, il 2% degli elettori ha votato a sorpresa per il Partito della birra (Bierpartei, BIER). Sono state ben 13mila le preferenze per questa piccola formazione politica e satirica creata nel 2015 da Marco Pogo, un rocker viennese che di professione fa anche il medico.

Eppure, dietro ai principali obiettivi dichiarati dal Bierpartei - come l'installazione di un'enorme fontana di birra nella capitale austriaca oppure la distribuzione di 50 litri di birra per abitante - si cela una critica molto tranchant alla società austriaca di oggi.

Birra per tutti, ma...

Una delle questioni aperte da Marco Pogo riguarda la politica di aiuti messa in atto dal governo del Cancelliere Kurz a sostegno del mondo della cultura. Mentre le grandi istituzioni, come l'Opera di Stato di Vienna, ricevono parecchi fondi pubblici, le piccole strutture stanno morendo nella morsa della pandemia. Secondo Pogo, nella capitale austriaca non si fa praticamente nulla per le piccole sale da concerto, mettendo a rischio migliaia di posti di lavoro.

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Und das ist gut so. ✖️? @marco.pogo

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Non solo. Pogo denuncia che i sussidi pubblici sono rivolti solo a luoghi iconici, rafforzando così l'uniformità dell'offerta culturale viennese. Un "concerto di musica rumorosa, in una sala sporca e tetra" è tanto importante quanto una serata al Musikverein di Vienna, ama dire il rocker austriaco.

Il Partito della Birra indica inoltre nel suo programma la volontà di dare il benvenuto a Vienna a tutte le birre del mondo. Una metafora per sottolineare il suo sostegno all'accoglienza dei rifugiati in Austria. Last, but not least, il sito web del partito termina in .eu e non in .at, a riprova della vocazione europeista del movimento.

Odio la bici

C'è qualcosa che non va a genio al Partito della Birra: i suoi adepti odiano infatti gli appassionati della bicicletta.

Marco Pogo e i suoi amici vorrebbero fare di Vienna la prima città al mondo senza ciclisti, vietando agli "hipster" a due ruote di monopolizzare le strade. La soluzione proposta per far sparire i ciclisti è semplice: birra per tutti.

Nonostante il Partito della birra non sia riuscito a superare la soglia del 5% richiesta per far entrare un rappresentante nel parlamento statale di Vienna, si può valutare quel 2% in prospettiva con i risultati delle altre formazioni "anti-sistema" di estrema sinistra.

Assieme al SÖZ (Austria sociale per il futuro) e al partito di sinistra LINKS, il Partito della Birra è riuscito a totalizzare uno score superiore al 5,6%, cosa che fa ben sperare in vista di future alleanze.

Tuttavia, Marco Pogo - il suo vero nome è Dominik Wlazny - può consolarsi avendo ottenuto un seggio come consigliere a Simmering, l'undicesimo distretto di Vienna.

Il sistema elettorale nella capitale austriaca è piuttosto complesso. Vienna è sia città che Land, uno Stato, nel sistema federale del Paese. Domenica scorsa, in concomitanza con le elezioni per il rinnovo del parlamento della città, si sono svolte elezioni anche in ogni quartiere della metropoli.

Grazie al contributo di 7.5 euro per elettore, redistribuito poi proporzionalmente ai vari partiti, il Partito della Birra incassa 158mila euro

Il Partito della Birra è riuscito a conquistare altri 10 seggi nei vari quartieri viennesi. Ma il problema è che i suoi membri, ad oggi, sono solamente sei e per sopperire è stata lanciata una campagna di reclutamento.

Grazie al risultato elettorale, il partito potrà da ora beneficiare di finanziamenti pubblici (158mila euro, per essere precisi). Serviranno per organizzare un gigantesco festival della birra?

FPÖ alla deriva

Le elezioni a livello di Land sono state vinte dal partito socialista austriaco, SPÖ. La formazione di sinistra ha fatto ancor meglio del 2015, ottenendo più del 46% dei consensi rispetto al 39,5% di cinque anni fa.

Il sindaco e capo del parlamento dello stato di Vienna, Michael Ludwig, è stato riconfermato. Elezione dopo elezione, questa formazione politica è sempre stata al timone della capitale austriaca dalla fine della seconda guerra mondiale ad oggi.

Assieme all'avvento delle piccole formazioni anti-sistema, l'altra grande indicazione di questa tornata elettorale è stata la rovina del partito populista di estrema destra, FPÖ, letteralmente crollato dal 30,7% al 7%.

Il suo ex leader, Heinz-Christain Strache, che aveva lasciato la guida del partito dopo il famoso Ibizagate, ha partecipato alle elezioni da indipendente ma ha raccolto solamente il 3,27% dei voti.