ULTIM'ORA
This content is not available in your region

Ndrangheta stragista: chiesto l'ergastolo per Graviano e Filippone

Ndrangheta stragista: chiesto l'ergastolo per Graviano e Filippone
Diritti d'autore  Adriana Sapone/AP
Dimensioni di testo Aa Aa

I magistrati della procura della Repubblica di Reggio Calabria hanno chiesto la condanna all'ergastolo per il boss mafioso di Palermo Giuseppe Graviano e per Rocco Santo Filippone, considerato dalla Dda esponente di spicco della cosca Piromalli di Gioia Tauro, imputati nel processo Ndrangheta stragista. I due sono accusati di essere i mandanti dell'omicidio dei due carabinieri Antonino Fava e Vincenzo Garofalo, uccisi il 18 gennaio 1994 sull'autostrada Salerno-Reggio Calabria, e dei tentati omicidi ai danni di altre due pattuglie dell'Arma tra il 1993 e il 1994.

Dopo tre anni di processo e dopo aver sentito centinaia di testimoni, il procuratore aggiunto Giuseppe Lombardo ha concluso la sua requisitoria, durata cinque udienze, e nei prossimi giorni depositerà una memoria finale in cui si ricostruisce l'attività di indagine che nel 2017 ha portato all'ordinanza di custodia cautelare a carico di Giuseppe Graviano, già ergastolano, e di Rocco Santo Filippone. Oltre al procuratore Giovanni Bombardieri, per la conclusione della requisitoria, a Reggio Calabria è arrivato anche il suo predecessore, Federico Cafiero de Raho, attuale Procuratore nazionale antimafia.

Peter Dejong/Copyright 2018 The Associated Press. All rights reserved
Giovanni Bombardieri, Procuratore della Repubblica di Reggio CalabriaPeter Dejong/Copyright 2018 The Associated Press. All rights reserved

"Noi abbiamo vissuto una stagione stragista riferibile a un sistema criminale che va oltre le mafie. Arrivare a una verità piena è solo una questione di tempo", ha detto nella sua requisitoria Lombardo. "Oggi - ha sottolineato il procuratore aggiunto - scriviamo un pezzo di storia processuale che riguarda questo territorio e che riguarda la nndrangheta facendo buon uso dal lavoro svolto dal mio ufficio ma anche soprattutto del lavoro di tanti altri, che hanno svolto e continuano a svolgere in altri ambiti territoriali. La strategia stragista aveva una precisa caratteristica: attaccava consecutivamente una serie di obiettivi simbolici omogenei. C'è stata la stagione degli attacchi ai politici, c'è stata la stagione degli attacchi ai magistrati, c'è stata la stagione degli attacchi al patrimonio artistico. E c'è stata la stagione degli attacchi alle forze dell'ordine e in particolare ai carabinieri, come abbiamo visto".

Nel corso della sua disamina Lombardo si è soffermato anche sulla sigla Falange armata, utilizzata per rivendicare le stragi dei primi anni Novanta. "Falange armata - ha spiegato il magistrato - ha una componente operativa diretta che sono le mafie. Non ha una componente operativa come le altre organizzazioni terroristiche o pseudo tali. Chi utilizzava Falange armata perseguiva finalità ben precise che non erano certo di natura economica. Non c'erano vantaggi ideologici. Nel sistema in cui Falange armata si inserisce e opera, l'ideologia non interessa. E quindi la finalità era altamente e squisitamente politica, non intesa in senso ideologico, ma come espressione di una inaccettable e vomitevole lotta per il potere. Questo è. Non c'è altro perché le mafie sono componenti di questo sistema di potere".

la storia di Cosa Nostra, la storia della ndrangheta, procede di pari passo con la storia del movimento politico che verrà annunciato il 26 gennaio del 1994: Forza Italia
Giuseppe Lombardo
Procuratore aggiunto, Reggio Calabria

"Non l'ho ringraziato formalmente Graviano ufficialmente per quello che ci ha detto nel corso dell'esame?" si è domandato il procuratore aggiunto. "Mi pare di si, perché ci ha spiegato che quel momento storico è un momento in cui la sua storia, la storia di Cosa Nostra, la storia della ndrangheta, procede di pari passo con la storia del movimento politico che verrà annunciato il 26 gennaio del 1994: Forza Italia". In aula il pm ha ricordato le intercettazioni di Graviano in carcere, ed in particolare la frase del boss di Brancaccio che ha definito Silvio Berlusconi "un traditore". Graviano non ha mai smentito questa frase", ha ricordato Lombardo. "Anzi - ha aggiunto - l'autore è lui', per poi aggiungere "mi ha tradito per una questione di soldi". "Riconosco a Graviano - conclude il pm - che ha ragione quando dice: "Chi deve pagare insieme a me che sta al di sopra di me?". Ha ragione. Poi vediamo se la magistratura italiana avrà la forza di andare fino in fondo".

"È una vicenda che evidenzia come ndrangheta e Cosa nostra abbiano operato assieme negli anni. Cominciammo questa indagine nell'aprile 2013 quando divenni procuratore di Reggio Calabria. Partendo soltanto dalla dichiarazione del pentito Gaspare Spatuzza si è sviluppato un'indagine enorme che ha consentito di evidenziare quanti accorgimenti e accordi ci sono stati", ha detto il procuratore nazionale antimafia, Federico Cafiero De Raho. "Credo che la Direzione distrettuale di Reggio Calabria abbia svolto un ruolo enorme. È la dimostrazione come lo stato di diritto non si ferma mai. A volte ci vogliono anni, ma alla fine la verità riesce a trionfare".