ULTIM'ORA
This content is not available in your region

L'estinzione di massa causata da un buco d'ozono potrebbe ripetersi

Il professor John Marshall, il principale ricercatore dello studio, raccoglie campioni a Spitsbergen - Copyright Sarah Wallace-Johnson
Il professor John Marshall, il principale ricercatore dello studio, raccoglie campioni a Spitsbergen - Copyright Sarah Wallace-Johnson   -   Diritti d'autore  Il professor John Marshall, il principale ricercatore dello studio, raccoglie campioni a Spitsbergen - Copyright Sarah Wallace-Johnson
Dimensioni di testo Aa Aa

Un improvviso riscaldamento globale ha causato, 360 milioni di anni fa, una breve distruzione dello strato di ozono e, di conseguenza, una delle più grandi estinzioni di massa della storia del nostro pianeta.

Le estinzioni di massa sono un fenomeno noto, ma per la prima volta sono direttamente collegate ad un impoverimento dello strato di ozono. Sono stati i livelli di radiazioni ultraviolette (UV), filtrati senza più barriera protettiva, a spazzare via la vita sulla terraferma e in mare.

Gli scienziati dell'Università di Southampton che hanno condotto la ricerca ritengono che questa scoperta abbia importanti implicazioni anche ai giorni nostri, in un'epoca segnata dal riscaldamento globale.

Si scrive infatti che la Terra potrebbe raggiungere livelli di riscaldamento comparabili a quelli di 360 milioni di anni fa, cosa che potrebbe innescare nuovamente una simile catastrofe.

L'articolo è stato pubblicato sulla rivista scientifica Science Advances.

Proprio quest'inverno gli scienziati hanno puntato i riflettori sul più grande e persistente buco nell'ozono mai osservato nell'artico.

Alla fine del periodo Devoniano, il clima si riscaldò molto rapidamente dopo un'intensa glaciazione. Il calore fece da veicolo a sostanze chimiche naturali in grado di distruggere l'ozono negli strati superiori dell'atmosfera, causando alti livelli di radiazioni ultraviolette per diverse migliaia di anni.

Il ricercatore capo, il professor John Marshall della Scuola di Scienze della Terra e dell'Oceano dell'Università di Southampton, esploratore del National Geographic, spiega: "In coincidenza con un breve e rapido riscaldamento globale, il nostro scudo di ozono è scomparso per un breve periodo di tempo in questo periodo. Il nostro strato di ozono è naturalmente in uno stato di flusso - ovvero si crea e si perde continuamente. Abbiamo dimostrato come questo sia accaduto anche in passato, senza un catalizzatore come un'eruzione vulcanica di scala continentale".

Ovvero: la distruzione dell'ozono è avvenuta nell'ambito dei cicli climatici naturali.

Un evento chiave nell'evoluzione delle specie

Durante questa estinzione di massa, alcune piante sono sopravvissute ma ne sono uscite notevolmente modificate. Il gruppo dominante di pesci corazzati si è estinto. Quelli che sono sopravvissuti - squali e pesci ossei - rimangono ancora oggi i pesci dominanti nei nostri ecosistemi.

Questa grande estinzione ha segnato l'evoluzione dei nostri antenati, i tetrapodi. I primi tetrapodi erano pesci che si sono evoluti con arti al posto delle pinne, ma vivevano ancora principalmente in acqua. Le loro membra possedevano più dita delle mani e dei piedi.

L'estinzione li ha fatti evolvere verso la vita sulla terraferma e ha ridotto il numero di dita delle mani e dei piedi agli attuali cinque.

Dave Souza - Licenza GNU-FDL
I diversi tipi di tetrapodi, nostri "antenati" anfibiDave Souza - Licenza GNU-FDL

Il professor Marshall indica come le scoperte del suo team abbiano implicazioni per la vita sulla Terra, oggi.

"Le stime attuali suggeriscono che raggiungeremo temperature globali simili a quelle di 360 milioni di anni fa, con la possibilità che un simile collasso dello strato di ozono si verifichi di nuovo, esponendo la vita sulla Terra e in acque sottili a radiazioni mortali. Questo ci porterebbe dallo stato attuale del cambiamento climatico a quello di vera e propria emergenza climatica".

Delle estinzioni di massa note agli scienziati, solo una è stata causata dall'impatto di un asteroide sulla Terra, avvenuto 66 milioni di anni fa. Furono i dinosauri a farne le spese. Tre delle altre estinzioni di massa, compresa quella del Permiano–Triassico, 252 milioni di anni fa, sono state causate da massicce eruzioni vulcaniche su scala continentale che hanno destabilizzato le atmosfere e gli oceani della Terra.

La novità di questa ricerca è la scoperta che questa grande moria di specie alla fine del periodo geologico devoniano, 359 milioni di anni fa, sia avvenuta a causa di una dannosa esplosione di radiazioni UV legata ai cicli climatici della Terra.

Una minuziosa indagine globale

Gli scienziati hanno raccolto campioni di rocce e fossili nella Groenlandia orientale, un'area che all'epoca era un lago situato nell'emisfero meridionale, nel supercontinente Laurasia, formato da Europa e Nord America.

Si sono recati anche nelle Ande, vicino al lago Titicaca - che allora era nel Godnwana, l'altro supercontinente devoniano - così da poter confrontare gli effetti di questo violento riscaldamento sia vicino all'Equatore che al Polo Sud dell'epoca.

John Marshall
Spore normali (a sinistra) e con malformazioni dovute all'esposizione da raggi UVJohn Marshall

Al laboratorio le rocce sono state sciolte, rilasciando così spore microscopiche con malformazioni dovute a danni al DNA causati dalle radiazioni ultraviolette. Molte di queste presentavano anche pigmenti, sviluppati per proteggersi dai raggi ultravioletti, come accade alla nostra pelle quando ci abbronziamo al sole.

La ricerca è stata condotta in collaborazione con il Sedgwick Museum of Earth Sciences dell'Università di Cambridge, grazie a una borsa di studio della National Geographic Society.