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Siria: Erdogan a Assad "Indietreggiate, non tollereremo oltre"

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Siria:  Erdogan a Assad "Indietreggiate, non tollereremo oltre"
Diritti d'autore  AP   -   Ghaith Alsayed
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L'escalation militare in Siria non si fa attendere così come le dichiarazioni politiche all'indomani del più grave scontro armato tra l'esercito di Ankara e quello del regime siriano, scoppiato dopo l'uccisione di almeno 10 turchi, tra cui 5 soldati.

Ankara scalda i muscoli e i toni

"Non tollereremo gli attacchi che ci prendono di mira a Idlib. Ciò che è necessario è stato e sarà fatto". Lo ha detto il ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu. "Ci sforziamo con la Russia di fermare l'arroganza del regime di Assad. La Russia ha un ruolo importante da svolgere. I processi di Astana e Sochi non sono morti, ma cominciano a essere feriti", ha aggiunto Cavusoglu, sottolineando di non trovare soddisfacenti "i pretesti dei russi che affermano di non riuscire a controllare completamente il regime siriano".

Le relazioni diplomatiche tra Turchia e Siria si sono interrotte nel 2011 e i due Paesi dialogano tra loro attraverso la mediazione di Mosca che resta alleata di Assad. In questo quadro si inserisce la telefonata di Cavusoglu al suo omologo russo Serguei Lavrov.

Lo scontro turco-siriano peggiore dal 2016

Il 3 febbraio, le forze turche e siriane si sono affrontate nello scontro più sanguinoso dal 2016, quando Ankara ha inviato militari sul suolo turco.

L’attacco ha scatenato la reazione di Ankara e l’esercito turco ha bombardato postazioni dei militari fedeli ad Assad nel nord ovest. L’offensiva è stata ordinata direttamente da Erdogan,

Assad è impegnato in un’offensiva per riprendere il controllo della provincia e sottrarla a gruppi ribelli. Offensiva che non sta risparmiando la popolazione civile, e che ha causato già la fuga di 600 mila profughi verso il confine turco.

Le minacce di Erdogan

"Al momento, due dei nostri 12 posti di osservazione sono dietro le linee siriane. Speriamo che il regime si ritiri dai nostri posti di osservazione prima della fine del mese di febbraio. Se così non sarà, la Turchia sarà obbligata a prendere in mano la situazione ".

La Turchia si augura che la Russia rispetti come i suoi obblighi nell’ambito degli accordi di Astana e Sochi, facendo rispettare al regime di Bashar al Assad la tregua a Idlib.

Resta critica la situazione dei civili, sono circa 600 mila in fuga verso il confine turco e Ankara accusa Mosca di non fare niente di fronte agli attacchi del regime contro un’area in cui vivono 3,5 milioni di persone.