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Davos 2020: un nuovo ruolo geopolitico per l'Europa

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Davos 2020: un nuovo ruolo geopolitico per l'Europa
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La leadership europea è stata al centro del World Economic Forum di Davos. Un’accoglienza calorosa per la presidente della Commissione Ursula von der Leyen, forte del Green New Deal. Un accordo per corteggiare gli investitori a sostenere gli ambiziosi piani per ridurre le emissioni di gas entro il 2050.

In un mondo dove la tensione geopolitica è in aumento, dove il multilateralismo sembra essere sempre più lasciato ai margini, ci si chiede quale sia il ruolo dell'Europa. Ora con la nuova Commissione e le nuove istituzioni, pare che gli stati membri abbiamo inteso che l’UE deve essere più assertiva in senso positivo. Tuttavia, nonostante i grandi sorridi, le strette di mano e il clima positivo, restano diversi dubbi sull'impatto geopolitico e commerciale dell'UE.

In un dibattito, organizzato al World Economic Forum, Isabelle Kumar, insieme ai suoi ospiti, hanno discusso su come l'Europa potrebbe diventare più assertiva sulla scena internazionale. Sul palco quattro relatori: Pekka Haavisto, ministro degli Affari Esteri della Finlandia, Miroslav Lajčák, ministro degli Affari Esteri ed Europei della Slovacchia, Emma Marcegaglia, Presidente del Consiglio di Amministrazione di Eni, e William Burns, Presidente di Carnegie Endowment For International Peace.

L'EUROPA DEVE TORNARE AL CENTRO DELLA SCENA MONDIALE

Quello che è emerso da questo dibattito è che l'Europa è ancora un posto ottimale dove vivere e dove lavorare. La disuguaglianza è inferiore rispetto ad altre parti del mondo, il benessere sociale è sempre presente. Certo non mancano molti problemi, specie se si osserva la crescita del PIL. Parliamo dell'area euro: 1,2%, 1,3%, forse nel 2021, 1,4%. La metà di quello che sta succedendo negli Stati Uniti. Ecco perché è quanto mai utile restare uniti.

Secondo i relatori l'Europa è e sarà abbastanza brava nel sopravvivere. Anche in un contesto completamente in evoluzione. Con al centro il problema delle tensioni commerciali tra USA e Cina e i cambiamenti climatici. L’Europa deve avere maggiore voce in capitolo, deve dimostrare di voler fare e non solo agire.

MULTILATERALISMO, COMMERCIO E CLIMA: LE SFIDE DEL FUTURO

L'Europa ha sempre creduto fortemente nel sistema multilaterale. Anche la Presidente Ursula von der Leyen lo ha detto chiaramente al Forum di Davos. I membri dell’UE credono ancora nel sistema multilaterale, ma ritengono che l’Organizzazione mondiale del commercio debba, tuttavia, essere riformato. Per l’UE la Cina è una sfida da un lato, ma è anche una terra di opportunità dall'altro. E non è una coincidenza che quest'anno l'Unione europea avrà due vertici con la Cina. Un modo per favorire sviluppo e crescita. "Se restiamo passivi, silenziosi, ha sottolineato il Miroslav Lajčák, Ministro degli Affari esteri ed europei della Slovacchia. “Saremo visti come attori inutili o saremo costretti a seguire le politiche statunitensi sulla Cina. Come ho ribadito, la politica statunitense riguardo alla Cina non è la politica dell'UE. E’ per questo che siamoqui per chiarire qual è la nostra politica su questo paese, la Cina.”

Emma Marcegaglia Presidente del Consiglio di Amministrazione dell’ENI, ha voluto sottolineare, che in Europa, ora più che mia bisogna fissare un prezzo del carbonio. Questo deve essere un prezzo globale.” L’UE dovrebbe usare la sua capacità per stilare un accordo di libero scambio o di commerciare con altre parti del mondo e stabilire degli standard. L'Europa produce il 9% delle emissioni globali. “Possiamo fare molto, potremmo avvicinarci anche allo zero, ma se non avremo dalla nostra parte anche le altre potenze mondiali, non vinceremo mai la battaglia. Una battaglia, nata dai giovani, e che la politica non può non prendere in considerazione. Per il futuro delle nuove generazioni e per il futuro stesso dell’Europa e del mondo.

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