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Il "j'accuse" di Ghosn: "Nissan e la procura giapponese hanno ordito un complotto"

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Il "j'accuse" di Ghosn: "Nissan e la procura giapponese hanno ordito un complotto"
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AP Photo/Maya Alleruzzo
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Carlos Ghosn ha parlato. E non è stato tanto un mea culpa, quanto un "j'accuse". L'ex numero 1 di Renault e Nissan, durante la conferenza stampa organizzata a Beirut dopo la rocambolesca fuga dal Giappone, ha puntato il dito contro la casa automobilistica e la giustizia nipponica, ree, secondo lui, di aver orchestrato un complotto.

"Questo è un caso politico", ha dichiarato l'ex manager. "Ci sono molti tentativi di presentarlo come un caso comune di qualcuno che ha oltrepassato i confini. No, non c'è alcun superamento dei confini. Sono totalmente innocente".

I motivi dietro la fuga

Ghosn ha poi specificato le ragioni che l'hanno portato a fuggire dal Paese del Sol Levante, dove si trovava agli arresti domiciliari, per le accuse di corruzione.

Ho imparato che il mio calvario inimmaginabile degli ultimi 14 mesi è il risultato di una manciata di individui senza scrupoli e vendicativi alla Nissan. La fuga da Tokyo è stata la decisione più difficile della mia vita. Ma non dimentichiamoci che mi trovavo di fronte a un sistema, nel quale il 99,4% dei processi penali si chiude con una condanna e scommetto che questo numero è molto più alto per gli stranieri
Carlos Ghosn

L'ex numero 1 del gruppo, durante il suo lunghissimo monologo, ha parlato anche della mancata fusione con Fiat Chrysler Automobiles: "La Renault-Nissan-Mitsubishi era il numero 1 al mondo nel 2017; le tre società erano redditizie e in crescita, avevano strategie e c'erano iniziative tecnologiche. Ci stavamo preparando per aggiungere Fca all'Alleanza: ho trattato io con John Elkann", ha rivelato Ghosn. "Il gruppo Fiat Chrysler e la Renault dovevano proseguire i negoziati nel gennaio del 2019, per l'accordo di fusione, ma sono stato arrestato e tutto è saltato".

Ghosn, che ha ribadito l'infondatezza delle accuse mosse dalla procura, non ha voluto chiarire i dettagli relativi al suo viaggio fino in Libano, dichiarando "Non sono qui per raccontarvi come ho lasciato il Paese", ma ha insistito sul fatto di come si sentisse insicuro in Giappone, dove se non fosse fuggito sarebbe morto, ha assicurato.

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