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Madrid: COP25 senza accordo, l'emergenza climatica può aspettare

Madrid: COP25 senza accordo, l'emergenza climatica può aspettare
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REUTERS/Nacho Doce
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Dovevano essere 13, sono stati 14 giorni di negoziati, ma i tempi supplementari non sono serviti a raggiungere un'intesa sui mercati di CO2. Un déjà-vu per la COP25, la conferenza sul clima di Madrid: grandi speranze, nessuna convergenza. Alla vigilia della chiusura delle trattative, la plenaria finale è stata rimandata cinque volte alla ricerca di un compromesso - che non è arrivato - sul testo finale.

La COP25 di Madrid, tra ambizioni e disimpegno

"Il mondo ci guarda - dice Carolina Schmidt, presidente della COP25 nonché ministro dell'ambiente in Cile - la gente si aspetta soluzioni concrete, soluzioni più grandi da noi, quindi non siamo soddisfatti. Gli accordi raggiunti dalle parti non sono sufficienti per affrontare l'urgenza della crisi climatica". Nell'account ufficiale di Twitter della presidenza cilena di #COP25 si leggono le parole di Schmidt: "Abbiamo chiuso con sentimenti contrastanti. Con la speranza che insieme si possano conseguire grandi cose, come ha fatto il Cile con la Spagna, portando a termine questa COP in tempo record. Ma non c'è ancora consenso per accrescere l'ambizione ai livelli di cui abbiamo bisogno".

COP25: "Poteva pure andare peggio"

Nell'elenco delle incompiute figura anche la misura sulla finanza climatica, ovvero i meccanismi per usare i crediti di carbonio nei Paesi industrializzati per alleviare i costi della decarbonizzazione. Ma - dicono alcuni delegati - poteva anche andare peggio. Secondo Ola Elvestuen, ministro dell'ambiente della Norvegia "è finita meglio di quanto sembrasse pochi giorni fa. Ma ora - aggiunge - dobbiamo andare avanti".

Dobbiamo accrescere le nostre ambizioni e muoverci alla velocità necessaria per affrontare la grave situazione in cui il pianeta versa
Ola Elvestuen
ministro norvegese dell'Ambiente

L'Unione europea è un passo avanti, ma basterà?

"Diciamo che la conferenza di Madrid è davvero un punto cruciale per il multilateralismo in relazione al cambiamento climatico e - dichiara Martin Kaiser di Greenpeace Germania - ora tocca all'Unione Europea con il Green Deal andare avanti con una chiara visione di un'economia carbon free". A quasi 5 anni dall'accordo di Parigi la geopolitica ambientale restituisce equilibri labili: dietro la battuta d'arresto pesa il disimpegno di Stati Uniti - usciti dal negoziato - ma anche di Brasile e Australia. C'è poi chi punta il dito contro i poteri fossili, dall''Arabia Saudita alla Russia. L'Europa, con il suo Green Deal, potrebbe non essere sufficiente a cambiare l'inerzia.

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