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Libano nel caos, il Capo dello Stato rimanda le consultazioni. Ecco cosa succede nel Paese

Libano nel caos, il Capo dello Stato rimanda le consultazioni. Ecco cosa succede nel Paese
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APTN
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Il Libano non trova una via d’uscita alla crisi politica. Dopo le dimissioni del premier Sahad Hariri, costretto al passo indietro dalle proteste di piazza senza precedenti, anche Samir Khatib, imprenditore che aveva ottenuto il sostegno dell’ex primo ministro, si è chiamato fuori.

Vogliamo un capo di governo indipendente, non un uomo d’affari legato a doppio filo con i partiti al potere - dicono i manifestanti, che domenica sono tornati in strada, davanti al parlamento - Non vogliamo nessuno coinvolto in casi di corruzione”.

I cittadini chiedono di accelerare i tempi per far fronte ai problemi economici del Paese. Ma il presidente della Repubblica, Michel Aoun, stamattina ha annunciato il rinvio di una settimana delle consultazioni.

La situazione politica e sociale del Paese

In Libano l'élite alla guida del Paese è il risultato di un fragile equilibrio politico-confessionale che sta mostrando tutte le sue debolezze.

Il presidente della Repubblica, Michel Aoun, è un cristiano del Movimento libero patriottico, alleato degli iraniani di Hezbollah che in Libano è un autentico Stato nello Stato ed esercito nell'esercito. Il premier dimissionario, Hariri, è un laico sunnita, che aveva il supporto dell'Occidente e la stima degli sciiti nel Paese. Era considerato una figura di garanzia tra le varie fazioni che compongono il piccolo Stato mediorientale. Ma la popolazione che è scesa in piazza gli contesta di non aver risolto i problemi del Libano.

Nel Paese dei cedri la disoccupazione ha raggiunto il 40% e il debito pubblico è fra i più alti al mondo, in un contesto di grandi disparità sociali: l'1% della popolazione - stime Onu - detiene circa il 25% del reddito nazionale, e il 20% dei depositi è concentrato in circa 1600 conti correnti.

Ma il passo indietro di Hariri ha lasciato lo Stato nell'incertezza.

Il nodo rifugiati

L'instabilità di Beirut è un problema per tutta la regione del Mediterraneo. Il Paese è diventato una delle principali destinazioni dei rifugiati siriani, dopo l'esplosione della guerra civile nel 2011.

Oggi i profughi sono 1,4 milioni in un Paese esteso come l'Abruzzo, con meno di 5 milioni di abitanti. Le infrastrutture carenti e i problemi di disoccupazione rendono la situazione sempre più esplosiva.

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