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Brexit: Jonhson ci riprova, il premier vuole un nuovo voto sull'accordo

Brexit: Jonhson ci riprova, il premier vuole un nuovo voto sull'accordo
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Boris Johnson proverà a sottoporre di nuovo l'accordo sulla Brexit al voto del Parlamento, dopo il fallito tentativo di sabato scorso. Sarà lo speaker della Camera dei Comuni, John Bercow, a decidere se ammettere un nuovo voto: Bercow infatti potrebbe opporsi, visto che non è prassi del Parlamento dibattere per due volte sulla stessa materia.

Due giorni fa la Camera dei Comuni ha approvato un emendamento presentato dall'ex deputato conservatore Oliver Letwin che ha posticipato il voto sul nuovo accordo siglato da Regno Unito e Unione europea, costringendo Johnson a chiedere a Bruxelles un nuovo rinvio dell'entrata in vigore della Brexit.

Il premier lo ha fatto a modo suo, inviando due lettere all'Unione europea: nella prima, non firmata, ha chiesto un rinvio fino al 31 gennaio 2020, come imposto dalla legge approvata a inizio settembre dalla Camera dei Comuni; nella seconda, questa sì firmata, ha elencato invce le ragioni per cui i leader europei dovrebbero opporsi ad una nuova estensione.

Un comportamento contrario alla legge, stando ad alcuni membri dell'opposizione. "Si sta comportando come un bambino viziato - ha detto John McDonnell, ministro delle Finanze ombra -. Dovrebbe rispettare la decisione del Parlamento. L'idea di mandare una lettera che ne contraddice un'altra significa ignorare le decisioni prese dal Parlamento e dai tribunali".

Toccherà alla corte suprema scozzese valutare se il premier, con le sue due lettere, abbia violato o meno la legge.

La richiesta di rinvio intanto è sul tavolo dei leader europei, che prenderanno una decisione nel corso di un vertice straordinario da tenere al più tardi il 29 ottobre. Domenica gli ambasciatori europei si sono riuniti per discutere dei prossimi passi sull Brexit: il nuovo accordo dovrà essere sottoposto al voto del Parlamento europeo.

Per Bruxelles una semplice formalità, la vera partita da tempo si gioca a Westminster. Il 'no deal' resta una possibilità, motivo per cui il governo britannico intanto ha annunciato di avere avviato la seconda fase dei preparativi necessari ad affrontare un'uscita senza accordo.

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