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Roma-Parigi: pace fatta, almeno sulla carta

Roma-Parigi: pace fatta, almeno sulla carta
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Parigi val bene una stretta di mano, quella che suggellerà la pace fatta, almeno sulla carta, tra il presidente francese Emmanuel Macron e il premier, Giuseppe Conte, dopo gli ultimi 15 mesi di tensioni, culminati nel richiamo dell'ambasciatore di Francia in Italia. L'incontro di mercoledì a Palazzo Chigi è dunque uno dei più significativi cambi di direzione, oltre che di passo, dell'esecutivo sostenuto da 5 stelle e partito democratico.

Roma attende adesso la visita di Macron per fare un passo avanti sul dossier migranti, in vista di due importanti vertici dei ministri degli interni europei chiamati a definire il piano per la redistribuzione dei profughi. Qualcosa si è già mosso: l’Italia ha infatti incassato la disponibilità di Francia e Germania a una ripartizione automatica fondata su quote per ogni Stato.

Ma le frizioni tra i due Paesi sono di lunga data. Il dossier Libia è uno dei più delicati. Nel Paese scosso dal conflitto interno, c’è in palio il controllo militare dei giacimenti petroliferi. Il campo di Al-Sharara a 700 chilometri a sud di Tripoli produce un terzo del petrolio libico. Qui c’è una joint venture tra la compagnia di stato libica e quattro società , tra cui la francese Total. Più a sud c’è il giacimento Elephant: una gestione paritetica tra l’italiana Eni e la libica Noc. Italia e Francia giocano dunque la partita su fronti opposti.

Altro elemento di tensione è il dinamismo industriale di Parigi in Italia. I numeri sono significativi: i francesi controllano circa 1900 imprese con 250mila dipendenti. Per contro, lo sgarbo che Roma ancora ricorda è legato alla richiesta di Macron finalizzata ad avviare un’indagine approfondita sull’acquisizione da parte dell’italiana Fincantieri di Stx France, ora Chantiers de l’Atlantique. Un’operazione che - secondo la Francia - potrebbe nuocere in misura significativa alla concorrenza nel settore della costruzione navale.

Ma i tempi, all’apparenza, sono cambiati e Macron sembra voler soprassedere pure sulla presenza agli Esteri di Luigi Di Maio, recente supporter dei gilet gialli nella difficile partita sociale che Macron gioca in Francia.