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Da Cossutta a Renzi: storia del centrosinistra, storia di scissioni

Da Cossutta a Renzi: storia del centrosinistra, storia di scissioni
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Le scissioni nel campo del centrosinistra nella Seconda Repubblica sono una costante: alcune sono avvenute al momento della fiducia ad un governo, altre sulla prospettiva politica. Con la storica svolta della Bolognina di Achille Occhetto nel 1989, il Partito comunista italiano cambia pelle e nome e diventa Pds al Congresso del 1991: Armando Cossutta non ci sta e fonda il Partito della Rifondazione comunista.

Passano quattro anni e nel marzo 1995, un gruppo di deputati del Prc, guidati dallo stesso capogruppo Famiano Crucianelli, vota la fiducia sulla manovra del governo Dini, contravvenendo le indicazioni del partito. Dopo alcune settimane 14 deputati e due senatori fondano i Comunisti Unitari, intenzionati a dialogare con la sinistra riformista del Pds.

Il Prc è di nuovo al centro di una nuova scissione nell'ottobre 1998, quando il partito decide di togliere la fiducia al governo Prodi 1. Nasce il Pdci guidato da Armando Cossutta, i cui voti non salvano Prodi dalla caduta in Aula, ma permettono la nascita del governo D'Alema 1. Anche la nascita del Pd, che unisce Ds e Margherita, provoca una scissione.

Al congresso dei Ds nell'aprile 2007 l'area vicina a Fabio Mussi, Cesare Salvi e Gavino Angius si dichiara contraria alla nascita del nuovo partito e dà vita a Sinistra Democratica. Alle successive elezioni del 2008 dà vita ad una lista unitaria con il Prc e i Verdi, la lista Arcobaleno, che però non supera la soglia di sbarramento.

La sconfitta elettorale del 2008 genera una nuova scissione in Rifondazione Comunista: a luglio il congresso è incentrato sulla questione se dialogare o meno con il Pd di Veltroni. Vince di poco il "no" sostenuto da Paolo Ferrero, e Nichi Vendola esce per dar Vita a Sinistre Ecologia Libertà, in cui confluisce Sd di Mussi e una componente dei Verdi guidata da Paolo Cento, che compie una scissione dal partito che rimane guidato da Angelo Bonelli.

Il Pd subisce una scissione al centro l'11 dicembre 2009, dopo che nell'ottobre alle primarie si è imposto come segretario Pierluigi Bersani. Francesco Rutelli esce con un gruppo di parlamentari, dando vita ad Alleanza per l'Italia.

Alle Europee 2014, un folto gruppo di parlamentari, guidati da Gennaro Migliore, esce da Sel: sono favorevoli anche in Europa ad un dialogo con i Socialisti, mentre l'area di maggioranza guidata da Nicola Fratoianni è contraria. I "miglioristi" entrano nel Pd.

La prima scissione nel Pd a guida Renzi, avviene ad opera di Pippo Civati, in dissenso sul Jobs Act: a novembre 2015 esce con altri tre deputati lanciando "Possibile", il Podemos italiano. E' il referendum costituzionale del 4 dicembre 2016 a far da levatrice alla nuova scissione dal Pd. Il gruppo guidato da Pierluigi Bersani vota "no". Nel successivo febbraio 40 deputati danno vita a Articolo 1, lasciando il gruppo del Pd.